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Ebola a Sassari: Procura apre inchiesta. I dubbi sulla quarantena precauzionale

L'Istituto Spallanzani di Roma informa, nell'ultimo bollettino medico, che l'infermiere di Emergency che ha avuto i primi sintomi dell'Ebola una volta rientrato a Sassari "presenta sintomatologia febbrile". La Procura di Sassari apre una inchiesta mentre restano i dubbi sul perché la quarantena sia "precauzionale" solo in determinati casi.

L'Istituto Spallanzani di Roma informa, nel bollettino medico emesso oggi 25 maggio, che l'infermiere di Emergency che ha manifestato i primi sintomi dell'Ebola quando già rientrato a Sassari ha di nuovo la febbre. I medici dello Spallanzani spiegano infatti che "il paziente da ieri presenta sintomatologia febbrile, rimane vigile, collaborante e con parametri vitali nella norma". Lo Spallazani assicura però che "il paziente si alimenta autonomamente ed assume terapia reidratante per via orale". Intanto, non si placa la polemica per il fatto che l'infermiere non abbia effettuato una quarantena prima del suo rientro in Italia, visto che i primi sintomi del virus Ebola sono apparsi due giorni dopo essere tornato a Sassari dalla Sierra Leone. Simonetta Gola, responsabile della comunicazione di Emergency, sostiene che "il contagio di Ebola può avvenire solo quando la malattia è conclamata. E l'infermiere sassarese ha assunto tutti i comportamenti corretti". In realtà, sulla viralità dell'Ebola esistono ancora dubbi, visto che solo pochi giorni fa si è scoperto per esempio che il virus si è continuato a replicare per mesi all'interno di un'occhio di un paziente ritenuto guarito. E' stato poi il Centers for Disease Control and Prevention americano a rivelare che la trasmissione del virus Ebola può avvenire anche attraverso le "goccioline" della tosse o di uno starnuto mentre il Defense Threat Reduction Agency, agenzia del Dipartimento di Difesa USA per il contrasto delle armi di distruzione di massa, avverte che l'Ebola è addirittura "aerostabile" (aerostable, ndt) con il virus che può "sopravvivere per lunghi periodi in diversi liquidi e può essere trovato su superfici in plastica e in vetro per oltre 3 settimane".

C'è chi quindi si sarà probabilmente stupito quando ha ascoltato l'assessore della Sanità regionale, Luigi Arru, affermare che "la sopravvivenza del virus Ebola nell'ambiente, in macchie di sangue o in altri liquidi biologici è di poche ore, quindi non si presentano rischi ambientali, una volta completate le procedure descritte", cioè quelle della disinfezione del domicilio dell'infermiere. In realtà, sempre il CDC rivela che il virus Ebola può rimanere infettivo "su superfici per ore o giorni e portare alla trasmissione". Da sottolineare che il documento originale del CDC che parlava della trasmissione dell'Ebola attraverso le "goccioline" è stato dopo qualche giorno dalla sua pubblicazione ritirato per poi essere sostituito con quello attualmente in linea dai toni più "rassicuranti". L'assessore Arru spiega inoltre che "i familiari e gli operatori sanitari che avevano avuto diretto contatto con il paziente, seppure con adeguati dispositivi di protezione individuale, o con i suoi campioni ematici" sono stati messi in quarantena e spostati ad altro domicilio "per aumentare il grado di auto-isolamento". C'è chi non comprende, però, perché 19 persone sono in quarantena "in via precauzionale" se sono state in contatto con il paziente quando "non era ancora contagioso" mentre l'infermiere di Emergency non è stato sottoposto alla stessa procedura "precauzionale" visto che tornava da un territorio non ancora Ebola-free. Intanto, la Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un fascicolo per verificare se siano stati commessi reati nella gestione dell'accertamento del contagio dell'infermiere sassarese e del suo trasferimento allo Spallanzani di Roma.

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