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Trump poco rock: no da Queen, REM, Rolling Stones. Ma per Neil Young "è un tipo interessante"

Donald Trump non piace alle rockstar. Divi del rock come REM, Queen, Rolling Stones ed Elton John si dissociano dal tycoon repubblicano e proibiscono l'uso delle loro canzoni persino nella scaletta dei "pre eventi", quando servono per "scaldare" il pubblico. Ma se Hillary Clinton è più "rock" come fa Neil Young, schierato con Bernie Sanders, a dire di Trump "è un tipo interessante"?

La musica e la politica sono da sempre andate di pari passo, soprattutto con l'avvento del consumismo che ha coinciso con l'esplosione del rock/pop (nella sua più ampia origine, sfumatura ed accezione). Chi ad esempio si ricorda che "Come Together" dei Beatles è stata in realtà pensata da John Lennon per la campagna elettorale a Governatore della California di Timothy Leary (sì, il profeta dell'LSD)?

E' quindi naturale che ci sia sempre stato uno schieramento "politico musicale globale" che, per le campagne presidenziali statunitensi, sforna endorsement e dinieghi come fossero accordi (politici?). Le rockstar fanno parte del gioco elettorale con dichiarazioni, comunicati stampa, concerti e, come abbiamo visto prima, addirittura come autori.

Ovvio quindi come per le Presidenziali USA 2016 il mondo musicale mondiale sia in fermento per schierarsi con Hillary Clinton e scontrarsi con Donald Trump. Per come stanno oggi le cose, dato il dominio mediatico di una certa parte politica (quale?), Hillary Clinton è infatti "rock" mentre Donald Trump è disperatamente "lento" per dirla alla Adriano Celentano.

La musica per scaldare i cuori (a parte l'inno con la mano sul petto) è fondamentale e ogni candidato ha la sua "colonna sonora". Se il "riff" giusto può infatti aggiungere "emozione" al carisma del candidato, levare una canzone ad un politico significa "depotenziarne l'empatia" con l'elettore consumatore. Per questo Donald Trump, che sarebbe il "cattivo", quello "non adatto" per fare il Presidente degli Stati Uniti, a sentire Hillary Clinton e Barack Obama, ha incassato già il niet di diverse rockstar, a volte anche in modo un po' violento.

E' il caso dei REM e del suo leader Michael Stipe che ha rabbiosamente impedito a Trump di usare la canzone "It's the End of the World As We Know It (And I Feel Fine)". La playlist delle canzoni usate per i "pre evento" dei Repubblicani di Trump si continua ad assottigliare, avendo ricevuto un secco no anche da Elton John, dai Rolling Stones, dagli Aerosmith, e dai Twisted Sister (dove prima Dee Snider aveva dato l'ok per "We're Not Gonna Take It" per poi ritirarsi).

Last but not least, ecco spuntare anche il leggendario chitarrista dei Queen, Brian May, che dal suo sito tuona per il fatto che Donald Trump ha usato l'inflazionatissima "We are the champion" nella sua campagna. Scrive nella nota Brian May: "Questa non è una dichiarazione ufficiale dei Queen, ma posso confermare che il permesso di utilizzare il brano non è stato né cercato né dato. Stiamo considerando le opzioni da prendere per assicurare che questo utilizzo non continui. Indipendentemente dal nostro punto di vista sulla piattaforma politica del signor Trump, è sempre stato contro la nostra politica permettere l'utilizzazione della musica dei Queen come strumento di propaganda politica". Il chitarrista dei Queen promette poi di fare in modo "di fare tutti i passi per dissociarsi dalla sgradevole campagna di Donald Trump".

Ma nel mondo della "sinistra" del rock c'è anche chi ci ripensa. Anche Neil Young (schierato con Bernie Sanders) non aveva gradito l'uso della sua "Rockin' in the Free World" nella campagna di Donald Trump, scoprendo che poi il candidato alle presidenziali USA ne aveva acquistato regolarmente la licenza, per poi passare a più miti giudizi ("è un tipo interessante"). Dichiarazione che nel rock pare quasi un endorsement.

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