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Trump difende anche i non nati: stop Obamacare, TPP e fondi a Ong pro aborto

Donald Trump, a pochi giorni dal suo insediamento, sta già cominciando a mantenere alcune delle promesse fatte in campagna elettorale. Trump ha già firmato un ordine esecutivo "per ridurre al minimo l'onere dell'Obamacare" ed un altro che stabilisce il ritiro degli Stati Uniti dal TPP (Trans-Pacific Partnership). Infine, come tutti i repubblicani da Reagan in poi, ha ripristinato quella politica che vieta di elargire fondi a Ong che svolgono o promuovono aborti.

Donald Trump non sembra avere assolutamente intenzione di deludere il suo elettorato, e subito dopo il suo insediamenento ha cominciato a smantellare alcuni dei pilastri su cui si reggeva l'amministrazione Obama.

Durante il primo giorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo "per ridurre al minimo l'onere dell'Obamacare", atto di transizione per poi andare ad abrogare e sostituire l'Affordable Care Act. Se da una parte, infatti, l'Obamacare vietava alle compagnie di negare la stipula di una assicurazione sanitaria in base alle condizioni di salute pre-esistenti dall'altra la norma imponeva sanzioni per quei cittadini che non stipulavano una polizza assicurativa. Il problema si è creato perché non tutti sono in grado di far fronte alle spese dei premi assicurativi, che nel tempo sono andati aumentando.

In campagna elettorale, Trump aveva poi assicurato che nei primi 100 giorni del suo governo avrebbe ritirato gli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership (TPP). Ed infatti, ieri, il neo presidente ha firmato un ordine esecutivo che mette fine a quell'accordo, negoziato da Barack Obama, che incatena 12 Nazioni (oltre agli USA Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) in una complessa rete di regole commerciali.

Il Trans-Pacific Partnership Agreement è il più grande trattato economico di libero scambio mai formulato (che va dal commercio di medicinali e di servizi internet alle libertà civili e sui brevetti biologici), poiché comprende le nazioni che rappresentano oltre il 40 per cento del PIL mondiale, ed è il precursore dell'altrettanto patto segreto USA-UE Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Insieme, il TPP e TTIP coprirebbero oltre il 60 per cento del PIL mondiale, escludendo la Cina.

Trump però non considera il TPP un baluardo economico contro l'ascesa della Cina. Per Trump, infatti, il TPP mette a repentaglio l'indipendenza degli Stati Uniti che dovrà sottostare ad una "commissione internazionale che prenderà decisioni per il popolo americano". Al contempo, l'accordo non impedirà ai "concorrenti commerciali di spedire merci a basso nei mercati USA" e "consentirà ai Paesi stranieri di continuare a mettere barriere sulle nostre esportazioni". L'obiettivo di Trump è infatti quello di intrattenere accordi commerciali solo con singole Nazioni alleate.

Ma al centro del programma di Trump non c'è solo la politica sanitaria ed economica. Fin dalla sua candidatura alle presidenziali, Trump non ha fatto mai mistero di voler essere un presidente pro-life, ed anche in questo non sta deludendo.

Nello stesso giorno in cui ha bloccato il TPP, Trump ha infatti firmato anche un ordine esecutivo per ripristinare la cosiddetta Mexico City Policy, che esclude dal ricevere finanziamenti governativi tutte quelle Ong che svolgono o promuovono aborti. Sean Spicer, l'addetto stampa della Casa Bianca, ha infatti sottolineato che Trump "vuole difendere tutti gli americani, compresi quelli non ancora nati".

La Mexico City Policy è stata emanata dal presidente repubblicano Ronald Reagan nel 1984, annullata dal presidente democratico Bill Clinton nel 1993, istituita nuovamente nel 2001 quando salì in carica il presidente repubblicano George W. Bush e revocata ancora il 23 gennaio 2009, tre giorni dopo l'insediamento del democratico Barack Obama.

© riproduzione riservata | online: | update: 24/01/2017

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