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Def 2015, Unimpresa: in 5 anni stangata fiscale da oltre 100 miliardi

L'analisi condotta dal Centro studi di Unimpresa fa maggiore chiarezza sul Def 2015 appena approvato dal governo Renzi, rivelando che nonostante gli slogan del premier nei prossimi 5 anni aumenteranno le tasse di oltre 100 miliardi di euro. Inoltre, non è prevista nessuna spending review visto che "la spesa della Pubblica ammnistrazione salirà nel quinquennio di quasi 38 miliardi".

L'analisi del Centro studi di Unimpresa fa maggiore chiarezza sul Def appena approvato dal governo, spiegato finora dal premier Matteo Renzi solo a colpi di slogan. Unimpresa spiega invece che dal 2015 al 2019 le entrate tributarie e previdenziali saranno "in costante aumento, fino a 881 miliardi", che la pressione fiscale salirà "sopra il 44%" e che su Irpef, Ires e IVA ci sarà un "giro di vite da quasi 80 miliardi". Unimpresa denuncia inoltre che il governo non ha previsto nessuna spending review visto che "la spesa della Pubblica ammnistrazione salirà nel quinquennio di quasi 38 miliardi". I dati principali dell'analisi condotta dal Centro studi di Unimpresa, che ha preso in esame le tabelle del Documento di economia e finanza (Def) approvato il 10 aprile 2015 dal Consiglio dei Ministri, svelano infatti che è prevista "una stangata fiscale da oltre 100 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Dal 2015 al 2019 le entrate tributarie dello Stato cresceranno costantemente e arriveranno fino agli 881 miliardi del 2019. Complessivamente nel prossimo quinquennio i contribuenti italiani dovranno versare nelle casse pubbliche 104,1 miliardi in più rispetto allo scorso anno (+13%). Sulle imposte dirette e indirette - principalmente Irpef, Ires e Iva - ci sarà una stretta da quasi 80 miliardi. E la pressione fiscale salirà oltre il 44%. Il bilancio statale non sarà sforbiciato: le uscite cresceranno di quasi 38 miliardi (+4%) e sono stati sterilizzati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l'anno". Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, commenta: "Di fronte a questi numeri c'è poco da dire: come rappresentanti delle micro, piccole e medie imprese italiane ci sentiamo presi in giro, perché non possiamo ignorare lo spread esistente dagli annunci del governo ai provvedimenti e ai numeri messi nero su bianco dopo le sedute del consiglio dei ministri. - concludendo - Sta di fatto che le tasse aumentano e gli sprechi del bilancio pubblico restano intatti: non è questo il modo per salvare il nostro Paese".

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