le notizie che fanno testo, dal 2010

Darfur: governo Sudan usa armi chimiche contro civili e bambini. ONU chiude gli occhi

Da gennaio fino agli inizi di settembre 2016 il governo del Sudan ha sganciato armi chimiche (come mostarda solforosa, mostarda al nitrogeno o lewisite) contro i civili, compresi bambini molto piccoli, in Darfur. E' la denuncia di Amnesty International che ha raccolto le prove, puntando il dito contro l'inerzia complice dell'ONU e la comunità internazionale.

Armi chimiche contro i civili, compresi bambini molto piccoli, in Darfur. E' quanto denuncia Amnesty International in un rapporto che rivela come da gennaio al 9 settembre 2016 siano stati condotti almeno 30 probabili attacchi con armi chimiche nella zona del Jebel Marra. I sospetti attacchi con armi chimiche s'inquadrano nell'offensiva su vasta scala lanciata a gennaio dall'esercito sudanese nel Jebel Marra contro l'Esercito di liberazione del Sudan/Abdul Wahid (Sla/Aw), accusato di imboscate contro convogli militari e attacchi contro i civili.

Le prove sono state raccolte attraverso riprese satellitari, oltre 200 approfondite interviste con sopravvissuti e l'analisi da parte di esperti di decine di immagini agghiaccianti di bambini e neonati con terribili ferite.

"Le immagini e i video che abbiamo esaminato nel corso delle nostre ricerche sono sconvolgenti: un bambino che piange dal dolore prima di morire; altri pieni di ferite e vesciche; altri ancora che non riescono a respirare o che vomitano sangue" spiega Tirana Hassan, direttrice della Ricerca sulle crisi di Amnesty International, aggiungendo: "Non c'è modo di ingigantire la crudeltà dell'effetto che producono gli agenti chimici quando entrano in contatto col corpo umano: sostanze vietate da decenni proprio perché la sofferenza che procurano non può mai essere giustificata. Il fatto che il governo sudanese le stia usando ripetutamente contro la sua popolazione non può essere in alcun modo ignorato e richiede un'azione".

L'organizzazione umanitaria stima che dalle 200 alle 250 persone possano essere morte a causa dell'esposizione ad armi chimiche, sottolineando che la maggior parte delle vittime sono proprio i bambini. A riprova dell'utilizzo di armi chimiche anche il fatto che centinaia persone sono inizialmente sopravvissute agli attacchi ma nelle ore e nei giorni successivi hanno sviluppato gravi disturbi gastrointestinali, tra cui diarrea e vomito di sangue; la loro pelle si è riempita di vesciche, hanno cambiato colorito, sono svenute, hanno perso completamente la vista e hanno sviluppato problemi respiratori che sono descritti come la principale causa di morte.

"Quando la bomba è caduta, abbiamo visto alcune fiammate e poi un fumo scuro. Abbiamo subito iniziato a vomitare e ad avere capogiri. La mia pelle non è ancora tornata normale. Ho ancora emicranie, anche dopo che prendo le medicine. Mio figlio non sta guarendo: è ancora gonfio, ha vesciche e ferite sul corpo. Dicono che migliorerà ma al momento non è così" racconta ad Amnesty una mamma di appena 20 anni.

Intervistato dalla Ong, un uomo che si prendeva cura delle vittime del conflitto nel Jebel Marra sin dal 2003 ha ammesso di non aver mai assistito a niente del genere. Amnesty spiega che gli agenti chimici erano contenuti in bombe aeree e in razzi. La maggior parte dei sopravvissuti ha raccontato che il fumo rilasciato a seguito dell'esplosione cambiava colore nel giro di cinque, al massimo 20 minuti. Inizialmente era scuro, poi tendeva a diventare più chiaro. Tutti i sopravvissuti hanno descritto la puzza del fumo come estremamente nociva.

Secondo gli esperti interpellati dall'associazione, il governo del Sudan avrebbe sganciato contro la popolazione del Darfur agenti chimici vescicanti, come mostarda solforosa, mostarda al nitrogeno o lewisite. "L'uso di armi chimiche è un crimine di guerra. Le prove che abbiamo raccolto sono credibili e ci parlano di un regime intenzionato ad attaccare la sua popolazione civile in Darfur senza timore di ripercussioni a livello internazionale" osserva ancora Hassan.

Gli attacchi con armi chimiche sono stati caratterizzatiinoltre da ulteriori gravi violazioni dei diritti umani come il bombardamento sistematico di civili, l'uccisione di uomini donne e bambini, il rapimento e lo stupro di donne, lo sfollamento forzato e i saccheggi. Sarebbero almeno 367 i civili, tra cui 95 bambini, uccisi dalle forze sudanesi nel Jebel Marra nei primi sei mesi dell'anno mentre molte altre persone, bambini inclusi, sono morte per denutrizione, disidratazione o mancanza di cure mediche dopo gli attacchi.
Inoltre, attraverso le riprese satellitari, Amnesty International ha potuto confermare che nei primi otto mesi dell'anno sono stati distrutti o danneggiati 171 villaggi, nella maggior parte dei quali non vi era presenza formale di oppositori armati al momento dell'attacco.

"Terra bruciata, stupro di massa, uccisioni e bombardamenti: sono esattamente gli stessi crimini di guerra che vengono commessi in Darfur dal 2004, quando il mondo si accorse per la prima volta di quanto stava accadendo in quella regione del Sudan. Oltre 13 anni, il Darfur è sprofondato in un catastrofico ciclo di violenza: nulla è cambiato da allora, se non che il mondo ha cessato di occuparsene" chiarisce Hassan, affermando amaramente: "Nessuna misura efficace è stata adottata per proteggere i civili, nonostante la presenza di una missione di peacekeeping congiunta delle Nazioni Unite e dell'Unione africana. I negoziati e gli accordi di pace non hanno dato né sollievo né sicurezza alla popolazione del Darfur. La risposta della comunità internazionale è stata finora deplorevole. Ora, di fronte a queste orribili e interminabili violazioni, non può continuare a chiudere gli occhi".

Per questim motivi, Amnesty International chiede al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di:
- esercitare adeguate pressioni politiche sul governo del Sudan per ottenere che i peacekeeper e le agenzie umanitarie possano avere accesso alle popolazioni delle aree più remote del Darfur, come Jebel Marra;
- assicurare che l'embargo sulle armi, attualmente in vigore, sia applicato rigorosamente e sia esteso all'intero paese;
- indagare con urgenza sull'uso delle armi chimiche e, nel caso vi siano prove sufficienti, processare tutti i presunti responsabili.

Le prove di questi attacchi sono state organizzate e pubblicate su una piattaforma digitale interattiva progettata da SITU Research in collaborazione con Amnesty International.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: