le notizie che fanno testo, dal 2010

Nefropatia di Berger: un esame del sangue eliminerà la biopsia renale

Buone notizie per la diagnosi e la possibile cura della nefropatia di Berger. La IgA Nefropatia grazie alla scoperta di due nuovi biomarcatori per la diagnosi da parte dei ricercatori dell'Università di Bari, sarà scoperta con un sempice esame del sangue eliminando la biopsia renale. Speranze anche per una cura basata sulla modulazione delle due molecole. "Quindi non più cortisone o farmaci immunosoppressivi, che determinano numerosi effetti collaterali, ma nuovi farmaci meno dannosi", fanno sapere dall'ateneo barese.

Una buona notizia dal mondo della ricerca italiana per la diagnosi della malattia renale più diffusa nel mondo, la IgA Nefropatia. La IgA Nefropatia (conosciuta anche come nefropatia IgA, Malattia di Berger o nefropatia di Berger) è una malattia ai reni comune che si manifesta quando un anticorpo che si chiama immunoglobulina A (IgA) è presente nei reni. Non a caso è la più diffusa forma di glomerulonefrite primitiva nel mondo (l'altro suo nome è infatti Glomerulonefrite a depositi mesangiali di IgA) e come scrive Wikipedia sulla Malattia di Berger "essa è caratterizzata dall'associazione di episodi ricorrenti di ematuria, macroscopica o microscopica, con la presenza di depositi di IgA nel mesangio dei glomeruli renali". Ciò significa che la capacità dei reni di filtrare correttamente il sangue è ostacolata con i problemi che ne derivano. Grazie ad una nuova tecnica sviluppata da un gruppo di ricerca dell'Università di Bari non sarà più necessario effettuare una biopsia renale ma basterà un prelievo del sangue per scoprire la malattia, dato che I ricercatori hanno scoperto due nuovi biomarcatori per la diagnosi.

Venerdì scorso sono stati presentati dal Prof. Francesco Paolo Schena, presso la sala consiliare del Rettorato dell'Università di Bari, i risultati della ricerca pubblicati sulla prestigiosa rivista ufficiale della Società Internazionale di Nefrologia Kidney International. "Non più l'uso di un metodo cruento, qual è quello della biopsia renale, ma semplicemente il dosaggio di due piccole molecole che derivano dal DNA, che sono a concentrazione elevata nel sangue dei pazienti affetti da questa nefrite - spiega in una nota l'ateneo barese -. L'originalità della ricerca è basata sulla scoperta di questi due microRNA che alterano il processo di glicosilazione della Immunoglobulina A (IgA). Pertanto il paziente presenta una IgA alterata che si deposita nei reni dei pazienti scatenando la malattia. La nefrite si presenta con urine rosse o color coca cola ogni volta che un individuo ha un mal di gola o un'infezione dell'apparato respiratorio". Il passo dalla ricerca alla collaborazione con le aziende farmaceutiche sarà breve, dicono all'Università di Bari "per trovare un farmaco che possa modulare l'effetto delle due biomolecole nel sangue. Quindi non più cortisone o farmaci immunosoppressivi, che determinano numerosi effetti collaterali, ma nuovi farmaci meno dannosi".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: