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Senato: ok ddl riforme Costituzione. M5S e SEL attaccano. PD: polemiche pretestuose

Il Senato approva con soli 4 voti di scarto e una maggiornaza dei due terzi il ddl costituzionale sul Comitato per le riforme costituzionali, che contiene anche la deroga all'articolo 138 della Carta Costituzionale. All'attacco il MoVimento 5 Stelle e Sinistra ecologia e Libertà mentre il PD replica: "Polemiche pretestuose e prive di fondamento". Intanto, scoppia un nuovo caso nella maggioranza di governo per i troppi astenuti.

Il Senato approva il ddl costituzionale sul Comitato per le riforme costituzionali a maggioranza assoluta, con 218 voti e con soli 4 voti di scarto, dove è contenuta anche la deroga all'articolo 138 della Costituzione. Questa è già la seconda deliberazione del Senato, e il via libera finale sul ddl spetterà quindi alla Camera, che ha già votato il 10 settembre e lo rifarà a dicembre. Se a Montecitorio lo stesso provvedimento "sarà approvato con la maggioranza di 2/3, non verrà obbligatoriamente indetto il referendum confermativo" avvertono i senatori del MoVimento 5 Stelle, che aspiegano: "In pratica non si chiederà il parere dei cittadini sull'istituzione di un comitato di soli 42 parlamentari che avrà mano libera di cambiare la Costituzione al posto dell'intero Parlamento, il quale si esprimerà solo sulla proposta finale". Anche Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà, afferma: "Da qualche minuto il Senato ha licenziato un ddl che consente uno strappo al 138, questo aggrava il nostro giudizio critico sull'attuale maggioranza di governo, è un gioco d'azzardo mettere mano alla Costituzione con questo governo e con questa maggioranza".

Il PD però ribatte prontamente alle critiche di M5S e Sel, bollando le polemiche come "pretestuose e prive di fondamento", e in un comunicato stampa precisa: "Va salutata positivamente l'approvazione oggi, in seconda lettura al Senato, del testo che rafforza le garanzie di rigidità della Costituzione previste dall'art. 138. La possibilità di richiedere un referendum popolare anche nel caso di approvazione con i due terzi dei voti in Parlamento e la previsione di un referendum distinto per ogni materia omogenea sono ulteriori garanzie di tutela. Questi due punti cruciali dovrebbero essere salutati con favore proprio dalle forze che sono all'opposizione o che ritengono che sulle riforme istituzionali vadano ricercate convergenze che non coincidano con i confini della maggioranza di governo. - concludendo - E' davvero paradossale che si invochi oggi il referendum contro una norma che ha l'obiettivo di consentire il pronunciamento popolare sul merito di ognuna delle riforme che sarà approvata dal Parlamento".

Intanto, il voto al Senato fa scoppiare un nuovo caso all'interno della maggioranza a causa dei troppi non votanti. Roberto Formigoni accusa: "Qualcuno ha tentato di far cadere il Governo. Soprattutto all'interno del Pdl è necessario un confronto serio, onesto e definitivo". Arriva prontamente la replica di Nitto Palma che afferma: "Nulla di più sbagliato. Se questo fosse stato l'intendimento, sarebbe stato sufficiente parlare con i senatori pugliesi. - ma aggiunge - Su una cosa Formigoni ha ragione, e cioè che all'interno del Pdl sia necessario un confronto serio e onesto, ma non necessariamente definitivo".

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