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Riforma giustizia: Berlusconi ci mette in mezzo a una tenaglia

La riforma "epocale" della giustizia sarà presentata oggi al Cdm straordinario, e mentre il Pdl afferma che sarà "profondamente innovativa dal punto di vista culturale" il PD tuona: "Berlusconi ci vuole mettere in mezzo a una tenaglia".

Il Pdl assicura che la riforma della giustizia "sarà profondamente innovativa dal punto di vista culturale, equilibrata nel rapporto tra poteri, totalmente neutra rispetto a specifiche e singole situazioni giudiziarie", come spiega Enrico Costa, capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia alla Camera, affermando che "l'opposizione critica un testo che ancora non ha visto e questo atteggiamento ne qualifica la credibilità". Il testo della riforma della giustizia sarà infatti presentato oggi al Consiglio dei ministri straordinario, ma è anche vero che sono ormai trapelate diverse indiscrezioni che dovrebbero corrispondere ai punti salienti della riforma, che ormai passerà alla storia come "epocale". Una riforma che, ricordiamo, andrà a modificare il Titolo quarto della Costituzione, e che quindi per essere approvata dovrà avere in seconda votazione almeno i 2/3 dei voti in entrambe la Camere. Sembra quindi che finora, come si dice, si faccia i conti senza l'oste. Pier Luigi Bersani assicura che "le carte" il PD "se le leggerà", sottolineando però che "le premesse non sono certo buone". Per Bersani la bozza di riforma sembra infatti più che altro, spiega, una "manovra per dare copertura sul piano politico al bricolage domestico di aggiustamento delle leggi ad personam utile per continuare a non parlare dei problemi seri dell'ordinamento", aggiungendo: "Ho l'impressione che Berlusconi ci voglia mettere in mezzo a una tenaglia: da un lato i suoi processi, con la tentazione di forzare le regole e le norme; dall'altro alzare una bandiera. Le anticipazioni che emergono parlano di cose non accettabili ma è evidente che il governo vuole mettere in moto un treno che non ha una stazione di arrivo".
Ma quali sono, quindi, queste anticipazioni che per il segretario del PD sono "non accettabili" mentre Enrico Costa parla di una riforma "profondamente innovativa"? Prima di tutto, si procederà per la separazione delle carriere di giudici e Pm. I giudici costituiranno un "ordine autonomo e indipendente da ogni potere e saranno soggetti soltanto alla legge" mentre i pubblici ministeri saranno un "ufficio" organizzato secondo "le norme dell'ordinamento che ne assicurano l'indipendenza", stando ad indiscrezioni di agenzia. Vi saranno, quindi, anche due Csm, uno per i giudici e uno per i Pm ed entrambi "non potranno adottare atti di indirizzo politico né esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione". Anche la nuova Corte di disciplina, inoltre, sarà divisa in due: una sezione per i giudici e una sezione per i Pm.
Sembra poi che il governo voglia limitare l'obbligo dell'azione penale, che sarà esercitata "secondo i criteri stabiliti dalla legge". Anche per disporre della polizia giudiziaria i giudici e i pm dovranno attenersi alle "modalità stabilite dalle legge". Non sono naturalmente ancora chiare quali siano queste "modalità stabilite dall legge".
Sembra poi che all'art.111 della Costituzione sarà aggiunto un comma secondo cui "contro la sentenza di condanna è sempre ammesso appello salvo che la legge disponga diversamente" e ancora, "le sentenze di proscioglimento sono appellabili soltanto nei casi previsti dalla legge".
Altra modifica importante è quella che vorrebbe i magistrati "direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato" e che "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati". Un articolo che suscita già non solo perplessità in alcuni ma anche preoccupazione in molti.

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