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Pareggio di bilancio: nuovo articolo 81 in Costituzione. Cosa cambia

Il pareggio di bilancio entra in Costituzione, modificando l'articolo 81, 97, 117 e 119 della Carta, nel silenzio totale dei media mainstream e senza alcun dibattito politico, sollevato ormai a cose fatte da Luigi de Magistris.

E' legge. Da oggi la Costituzione italiana non è più la stessa, il nuovo articolo 81 afferma:
"Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principî definiti con legge costituzionale".
Il nuovo articolo 81 della Costituzione, al contrario del vecchio, abroga inoltre il divieto di stabilire nuove spese o tributi tramite la legge di bilancio. Vengono inoltre riformati gli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione (http://is.gd/YVpoLw), poiché gli enti locali vengono dotati di autonomia di spesa e imposizione di nuovi tributi, ma sempre nel rispetto del vincolo di pareggio di bilancio, col divieto di ricorso al debito per finanziare la gestione ordinaria.
In parole povere, lo Stato e le amministrazioni pubbliche non potranno spendere più di quanto incassano. Lo Stato, e molti enti locali, sono però a tutt'oggi fortemente indebitati. Questo non può che tradursi in un taglio drastico dei servizi pubblici, o ad un aumento delle imposte.
Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, sembra essersi reso conto che questo pareggio di bilancio peserà in particolare sugli enti locali, anche se purtroppo il grido d'allarme arriva solamente dopo la doppia votazione alla Camera e al Senato, con una maggioranza dei due terzi che impedirà il ricorso, da parte dei cittadini, ad un referendum confermativo della legge.
Luigi de Magistris dal suo blog sottolinea come il pareggio di bilancio sia stato approvato "nel silenzio generale e senza dibattito pubblico", anche se qualcuno forse si starà domandando come mai il sindaco di Napoli non abbia provato ad accendere il "dibattito" prima che lo "stravolgimento costituzionale" divantasse legge.
Il pareggio di bilancio, che rientra nel Fiscal compact europeo, decreta quindi "la vittoria integrale del mercato senza regole - continua De Magistris - lo stesso che ha generato la crisi dimostrando la sua fragilità e pericolosità, e che annichilisce le istituzioni pubbliche, dallo Stato ai Comuni, tutti impossibilitati ad intervenire nella gestione dell'economia nell'interesse dei cittadini".
Il sindaco di Napoli fa notare infatti che "dopo il vincolo assurdo del patto di stabilità e la vicenda surreale dell'IMU (che i Comuni, ridotti a gabellieri del Paese, devono imporre ai loro cittadini, salvo poi consegnare il 50 per cento delle entrate riscosse allo Stato), ecco che un altro limite è imposto all'autonomia degli enti locali che, più di tutti, sentono il peso della responsabilità verso le comunità che governano, poiché sono eletti direttamente e sono in prima fila nel fronteggiare le tensioni sociali che infiammano i territori - precisando - Perché su gli enti locali, soprattutto, grava l'onere di proteggere la democrazia stessa difendendo i diritti e i servizi sociali, i quali non possono essere sacrificati alle sole logiche neoliberiste e ai soli dettami del mercato. Occorre dunque un cambiamento di rotta da parte del governo Monti ed occorre che la risposta politica riprenda il sopravvento su quella tecnica, la quale è tutto fuorché neutrale, avendo imposto una svolta conservatrice e liberista che non risolve la crisi ma ne amplifica la portata negativa per il futuro, anche sotto il profilo democratico".
Luigi de Magistris avverte quindi Mario Monti che a Napoli il patto di stabilità sarà sforato "per difendere i diritti e i servizi essenziali dei cittadini" e per ricordare che "gli enti locali non sono gli ammortizzatori nazionali della crisi" e che "la Carta non si può stravolgere per volere del mercato europeo".
Purtroppo però la Costituzione è già stata stravolta, e finché questo nuovo articolo 81 rimarrà tale ogni "sforamento" (locale o nazionale) perserà comunque sulle tasche dei cittadini, che progressivamente saranno sempre più vuote.

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