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PDL, cambiare art. 1 della Costituzione: ora Parlamento sotto scacco

Il Popolo della libertà presenta alla Camera un proposta di legge costituzionale che mira a modificare, sostanzialmente, l'articolo 1 della Costituzione perché, spiega, ora il Parlamento sarebbe "tenuto sotto scacco da magistratura e Consulta".

Il deputato del Pdl Remigio Ceroni ha presentato alla Camera una proposta di legge costituzionale che mira a modificare, sostanzialmente, l'articolo 1 della Costituzione. L'articolo 1 della Costituzione oggi recita: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Il Popolo della libertà vorrebbe invece cambiare l'articolo che sta alla base del nostro ordinamento democratico con: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale". A parte la "poeticità" del testo, come direbbero alcuni, tale modifica stabilirebbe una gerarchia tra i poteri dello Stato. Ceroni spiega che tale proposta di legge servirà a restituire al Parlamento "quella centralità che la Costituzione gli assegna" perché ora sarebbe, a suo dire, "troppo debole e tenuto sotto scacco da magistratura e Consulta". "Sono convinto del fatto che il potere della magistratura stia sottomettendo quello del Parlamento e dell'esecutivo, e questo non fa bene agli equilibri che devono esserci in una democrazia parlamentare come la nostra" precisa ancora Ceroni. Per il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, "vogliono la dittatura della maggioranza, ledere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, attaccare la funzione della Corte Costituzionale e le prerogative del Capo dello Stato. Sarebbe uno stravolgimento della forma repubblicana della nostra Carta". Indignato per tale proposta anche Nichi Vendola, leader di Sel, che afferma: "Vogliono rifare la Costituzione? Propongo allora che scrivano la verità: l'Italia è una repubblica televisiva fondata sulla compravendita dei parlamentari - concludendo - Non ci sono più limiti al degrado delle nostre Istituzioni, corrose e scosse sempre più dalle polemiche e dagli attacchi sempre più sconsiderati di questo centrodestra livoroso, vendicativo ed arrogante". E perché, a questo punto, direbbe già qualcuno, non eliminare anche la frase che "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", visto che solo pochi mesi fa il ministro Brunetta, in una intervista a Libero, aveva spiegato che tale affermazione "non significa assolutamente nulla"?

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