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Family Day: "inaccettabile" è chi attacca la libertà di religione

E' stata un successo la manifestazione contro il ddl Cirinnà e la teoria del gender a scuola organizzata dal comitato "Difendiamo i nostri figli" e ciò ha causato una reazione negli ambienti Lgbt. Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme del governo Renzi, definisce la manifestazione come "inaccettabile" mentre Gaynet sostiene che il Family Day è stato il "festival dell'omofobia e dell'odio verso la collettività Lgbt". Ma "inaccettabile" è chi attacca la libertà di religione e viola i diritti dei genitori ad educare i propri figli.

E' stata un successo la manifestazione contro il ddl Cirinnà e la teoria del gender a scuola organizzata dal comitato "Difendiamo i nostri figli", con centinaia di migliaia di persone in piazza San Giovanni a Roma, almeno mezzo milione se non di più nonostante la pioggia battente. Una così ampia partecipazione a questo Family Day, nonostante l'assenza di Comunione e Liberazione e del Forum delle Famiglie (in piazza solo a titolo personale), forse non era stata prevista negli ambienti Lgbt, e ciò ha scatenato la loro reazione. In primis, è stato Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme del governo Renzi, a definire la manifestazione come "inaccettabile". C'è chi non comprende, però, perché un esponente del governo definisca "inaccettabile" un diritto sancito dalla Costituzione, quello che all'articolo 19 recita: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume". Ma se per un gruppo di cittadini il "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero" (art. 21 della Costituzione) in piazza diventa "inaccettabile" oggi, come verrà bollato in futuro se verrà approvata la legge Scalfarotto, si sarà forse domandato qualcuno?

Non è mancato infatti chi ha persino definito il Family Day come il "festival dell'omofobia e dell'odio verso la collettività Lgbt". L'omofobia è considerata dall'Unione europea analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo. C'è quindi chi si sarà chiesto quanto sia lecito (se non diffamante) definire come "omofobo" chi manifesta in difesa della propria religione. Gaynet ha poi trovato "grandissima pericolosità la presenza sul palco dell'imam musulmano che si è detto totalmente d'accordo con i cattolici presenti" perché ciò trasformerebbe il "festival dell'omofobia a festival dell'integralismo ovvero alla grande alleanza delle religioni monoteiste nella loro parte ultraconservatrice". In realtà, non si capisce cosa ci sia di "ultraconservatore" nel seguire gli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica. In particolare, l'imam di Centocelle Ben Mohamed è salito sul palco del Family Day per assicurare che "anche la comunità islamica è contro questo progetto pericoloso per l'esistenza dell'umanità che vuole inquinare i cervelli dei nostri figli" riferendosi alla teoria del gender che passa anche attraverso le scuole. Anche Papa Francesco ha condannato più di una volta questo tipo di "colonizzazione ideologica" ma, dopo la manifestazione di piazza San Giovanni che ha scoperto pubblicamente questo vaso di Padora, la teoria del gender è diventata solo una "invezione" fatta "nelle stanze vaticane", come afferma Gaynet.

In una nota stampa Sergio Lo Giudice, senatore del PD presente a Milano alla giornata Pride organizzata dal Consolato USA all'Expo 2015, definisce come "cattotalebani" le persone che si sono riunite a Roma affermando che gli organizzatori del Family Day hanno infatti "riempito di balle i loro stessi simpatizzanti, terrorizzandoli con fantasiosi programmi di educazione alla masturbazione per infanti". Eppure, una mamma racconta a Radio Vaticana come in un corso presentato contro il bullismo e la discriminazione siano state fatte "vedere anche immagini di omosessuali e lesbiche in intimità (..) senza il consenso dei genitori" visto che era organizzato in una scuola media. Sempre secondo il racconto di questa mamma, che intende chiedere un accesso agli atti della scuola, una bambina di seconda media sarebbe rimasta scioccata perché all'interno di questo corso sarebbe stata anche spiegata "la masturbazione". Sempre a Radio Vaticana un padre ha raccontato invece come a suo figlio, alle elementari, sia stato "imposto dalla maestra di doversi mettere il rossetto. Lo stesso rossetto veniva passato sulle labbra degli altri compagni dalla maestra". I genitori hanno dovuto far cambiare scuola anche al figlio più piccolo che frequentava "la materna dello stesso istituto" perché una domenica mattina, racconta il padre: "Mio figlio viene nel mio letto piangendo e mi dice che lui quando avrebbe compiuto i 4 anni avrebbe voluto diventare una 'femminuccia' perché questo gliel'aveva detto la maestra". I genitori di questi due bambini, inoltre, sono stati "attaccati da molti (altri, ndr) genitori che ci dicevano - rivela l'uomo - che eravamo retrogradi, che io ero da denunciare in quanto omofobo, che mio figlio ero maschilista".

Se tali insegnamenti non fanno parte della teoria del gender allora il Ministero dell'Istruzione dovrebbe capire cosa sta succendendo in alcune scuole italiane dove a quanto pare viene violato l'articolo 30 della Costituzione italiana e l'articolo 26 comma 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, documenti che sanciscono che "è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli" e che "i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli". Anche se cattolica.

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