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Ddl Boschi: ok al Senato. Opposizioni non partecipano al voto: è dittatura

Il Senato approva, con 179 voti favorevoli, le modifiche al ddl Boschi recante disposizioni per il superamento del bicameralismo perfetto. Le opposizioni non partecipano al voto "per non legittimare una revisione costituzionale fondata su forzature, ricatti, mercimoni e trasformismi" mentre votano contro tre senatori della minoranza PD perché "il vero obiettivo della riforma è il cambiamento non dichiarato della forma di governo, con l'introduzione del premierato assoluto".

Il Senato approva, con 179 voti favorevoli, le modifiche al ddl n. 1429-B (ddl Boschi), recante disposizioni per il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Costituzione. Il testo torna alla Camera dei deputati.

Nelle dichiarazioni di voto finali, i senatori Castaldi (M5S), Paolo Romani (FI-PdL), Calderoli (LN), Loredana De Petris (SEL), Campanella (Misto-l'Altra Europa con Tsipras), Cinzia Bonfrisco (CR) e Mario Mauro (GAL) hanno annunciato di non partecipare al voto "per non legittimare una revisione costituzionale fondata su forzature, ricatti, mercimoni e trasformismi". In sostanza le opposizioni hanno ricordato che "il combinato disposto di Italicum e revisione costituzionale determina una concentrazione di potere enorme nella mani del premier, senza prevedere adeguati contrappesi. Un partito con il 25 per cento dei consensi, grazie al premio di maggioranza, controllerà il Parlamento ed eleggerà tutti gli organi di garanzia: Presidente della Repubblica, giudici della Corte costituzionale e componenti del CSM". Inoltre viene denunciato che "la modifica pasticciata e contraddittoria all'articolo 2, esito di un accordo tutto interno al PD, non risolve il problema dell'elettività del Senato" e che "nel processo di revisione è mancato ogni spirito costituente" poiché "sono state violate le norme regolamentari ed è stato impedito alle opposizioni di dare un contributo".

In dissenso con il gruppo hanno votato contro le riforme costituzionali anche i senatori PD Tocci, Casson e Mineo sottolineando che "il vero obiettivo della riforma è il cambiamento non dichiarato della forma di governo, con l'introduzione del premierato assoluto". Gli esponenti della minoranza dem sostengono infatti che "il superamento del bicameralismo è pasticciato" e che "il Senato non sarà né una Camera di garanzia né una Camera delle autonomie". Anche la senatrice Cattaneo (Aut), in dissenso dal Gruppo, ha annunciato l'astensione, "dichiarandosi estranea ad un testo, elaborato in sede extraparlamentare e approvato per ragioni politiche contingenti, che trasforma il Senato in un ircocervo istituzionale". Si è astenuta, invece la senatrice Bisinella (Misto-Fare) poiché ritiene che il coordinamento della finanza pubblica non possa essere di competenza esclusiva dello Stato.

Infine, il Senato ha approvato una proposta di coordinamento, presentata dalla senatrice Anna Finocchiaro (PD) che interviene sull'articolo 38 del ddl Boschi, per specificare che il Presidente della Repubblica è eletto da ciascuna Camera e non dal Parlamento in seduta comune, e sull'articolo 39, per stabilire che entro 10 giorni dall'approvazione della legge elettorale per il Senato si può ricorrere al giudizio preventivo di legittimità costituzionale. Secondo i senatori D'Alì (FI-PdL), Crimi (M5S) e Loredana De Petris (SEL) la proposta di coordinamento introduce una modifica sostanziale e non avrebbe dovuto essere ammessa alla votazione.

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