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G8 Genova, Corte UE diritti umani: in scuola Diaz fu tortura, agenti "impuniti"

La Corte europea dei diritti dell'uomo sentenzia che le aggressioni alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 furono "tortura", evidenziando anche che "gli agenti di polizia che hanno aggredito" il manifestante che ha fatto ricorso "non sono mai stati identificati". La Corte UE chiede quindi all'Italia di introdurre il reato di tortura e si rammarica per la "mancanza di cooperazione da parte della Polizia di Stato" in merito all'identificazione degli agenti coinvolti, poiché rimasti "impuniti".

"Il diritto penale italiano è inadeguato ed è privo di disincentivi atti a prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte della polizia" afferma la Corte europea dei diritti dell'uomo, in una sentenza che riguarda gli avvenimenti accaduti all'interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova del luglio 2001, in base al ricorso presentato da un manifestante che ha subito diverse fratture a seguito dell'aggressione da parte di alcuni agenti della Polizia di Stato. I giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo hanno infatti sancito, all'umanità, che c'è stata una palese "violazione dell'articolo 3" della Convenzione che stabilisce il "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti". La violazione, precisa la Corte europea dei diritti umani, riguarda non solo l'aggressione avvenuta nella scuola da parte degli agenti di polizia ma anche il fatto che il "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti" non è stato applicato al caso in sede di processo penale. La Corte europea dei diritti dell'uomo chiarisce infatti che "il maltrattamento" avvenuto "quando la polizia in assetto anti-sommossa ha fatto irruzione nella scuola Diaz-Pertini deve essere ascritto come 'tortura' ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione". La Corte europea dei diritti dell'uomo ha sottolineato infatti che, anche in base alla sentenza della Cassazione del 2012, "la violenza avvenuta nella scuola Diaz-Pertini è stata perpetrata con 'finalità punitive, di rappresaglia, per provocare umiliazione e dolore e sofferenza alle vittime', e quindi può essere descritta come 'tortura' ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti". La Corte stabilisce quindi che "i maltrattamenti" subiti dal manifestante che ha fatto ricorso devono essere "etichettati come "tortura", ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione". Inoltre, la Corte sottolinea che "gli agenti di polizia che hanno aggredito" il manifestante "non sono mai stati identificati", evidenziando che questi quindi "non sono stati mai indagati" e di conseguenza sono "rimasti impuniti". La Corte rileva che "la mancanza di identificazione degli autori di questi abusi è dovuta in parte alle difficoltà oggettive dei pubblici ministeri di attuare certe identificazioni" ma anche al fatto che c'è stata una "mancanza di cooperazione da parte della Polizia di Stato". La Corte europea dei dietti dell'uomo quindi "si rammarica del fatto che la polizia italiana si è rifiutata di fornire alle autorità competenti la collaborazione necessaria per portare all'identificazione di quegli agenti che potrebbero essere rimasti coinvolti in atti di tortura". La Corte invita quindi lo Stato italiano a "mettere in atto un quadro giuridico appropriato, anche attraverso disposizioni penali maggiormente efficaci" perché " la legge penale italiana applicata a questo caso si è rivelata inadeguata sia in rapporto alla richiesta di applicare sanzioni per gli atti di tortura in questione sia perché priva di carattere dissuasivo per prevenire future simili violazioni di cui all'articolo 3" della Convenzione. In sostanza, l'UE chiede all'Italia di introdurre nel codice penale il reato di tortura e di pagare al ricorrente 45.000 euro per il danno morale subito.

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