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UE: vietare hijab o crocifisso al collo non discrimina lavoratore. Ma calpesta Costituzione

La Corte di Giustizia europe ha stabilito che da oggi in poi le aziende europee (quindi anche italiane) potranno vietare ai propri dipendenti "di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso", come il velo islamico ma anche il crocifisso al collo. Ancora una volta i Trattati europei calpestano la nostra Costituzione, e le nostre libertà.

Sarà destinata a far discutere la sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia europea, che ha stabilito che "una regola interna che proibisca di indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso non costituisce diretta discriminazione" sul posto di lavoro.

I giudici hanno specificato quindi che il divieto "può invece costituire una discriminazione indiretta qualora venga dimostrato che l'obbligo apparentemente neutro da essa previsto comporta, di fatto, un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione o ideologia".

Quindi, la Corte di Giustizia europea chiarisce che "tuttavia, tale discriminazione indiretta può essere oggettivamente giustificata da una finalità legittima, come il perseguimento, da parte del datore di lavoro, di una politica di neutralità politica, filosofica e religiosa nei rapporti con i clienti, purché i mezzi impiegati per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari".

La sentenza è stata letta come la possibilità per le aziende europee (quindi anche italiane) di vietare ai propri dipendenti di indossare il velo islamico. In realtà, però, i giudici non limitano tale divieto al hijab o alla religione musulmana, ma anzi precisano che deve essere esteso a "qualsiasi segno politico, filosofico o religioso".

Quindi un datore di lavoro potrà da oggi in poi imporre ai suoi dipendenti il divieto per esempio di portare al collo un crocifisso, una medaglia della Madonna o un rosario se cattolico.

Anche in Italia, nonostante l'articolo 19 della nostra Costituzione specifica che "tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".

Senza scomodare poi l'articolo 21 che sancisce che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Di fatto, quindi, ancora una volta i Trattati europei calpestano la nostra Costituzione.

© riproduzione riservata | online: | update: 14/03/2017

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