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Corte dei Conti: Italia deterrebbe metà della corruzione dell'Europa

Illegalità, evasione fiscale, malaffare. Bastano pochi aggettivi per descrivere in poche parole il nostro Paese, come ha fatto la Corte dei Conti in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, rivelando che "l'Italia deterrebbe il 50% dell'intero giro economico della corruzione in Europa".

Corruzione, illegalità, evasione fiscale. E' con queste tre parole che si potrebbe descrivere l'Italia di oggi, a 20 anni da Tangentopoli, rimasta ancora in piedi non per l'arrivo di Mario Monti ma grazie a quella piccola minoranza composta da uomini e donne ancora e nonostante tutto testardamente onesti e professionali, che si ritrovano circondati, se fortunati, da quell'italiano medio rappresentato da Maccio Capatonda.
A descrivere la sconsolante situazione dell'Italia, in austerità e in recessione, è la Corte dei Conti che, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, e alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, offre "una panoramica esaustiva dei comportamenti idonei ad arrecare un danno alle finanze pubbliche: dalla corruzione ai comportamenti dannosi posti in essere nell'esercizio dell'attività sanitaria; dall'errata gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti all'illecita percezione di contributi pubblici o comunitari; dal gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o simili prodotti finanziari ai danni connessi alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica; dalla responsabilità per danni connessi alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai pregiudizi erariali conseguenti ad errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi". All'Italia non sembra mancare proprio niente in quanto a malaffare, tanto che il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso della sua relazione sottolinea che "si tratta di una lunga e, si potrebbe dire, ben triste teoria di casi e vicende, qui segnalate solo in parte e per categorie generali, che serve non tanto per tracciare una mappatura dell'illegalità, della corruzione o del malaffare (fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce) ma, quel che più interessa, ad effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica".
Il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, sostiene quindi che nel Paese è sempre più necessario perseguire "la cultura della legalità". Il problema è che in Italia è che prima ancora di mancare la legalità manca proprio quella cultura da cui dovrebbe partire la rinascita (o il nuovo risolgimento) del Paese. Quella cultura che farebbe occupare le piazze a quel 31% di under 25 disoccupato (dati Istat) e che invece non riesce a comprendere che non avrà futuro (per non parlare di lavoro e pensione), perché l'Italia attualmente non ha un orizzonte a cui guardare, tranne che ad una Europa che sta strozzando la Grecia costringendo un intero popolo a decenni di povertà senza diritti.
Le amministrazioni pubbliche non perseguono il pubblico interesse, l'evasione dell'IVA tocca il 36% ed è il dato "di gran lunga il più elevato tra i grandi Paesi europei, con l'eccezione della Spagna", come precisa la Corte dei Conti, la corruzione vale circa 60 miliardi di euro l'anno tanto che se "correttamente stimata dal SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica rispetto a quanto rilevato dalla Commissione UE - aggiunge Arganelli - l'Italia deterrebbe il 50% dell'intero giro economico della corruzione in Europa".
Insomma, l'Italia sembra che abbia già cominciato a scavare dopo aver toccato il fondo.

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