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Regioni contro nucleare. Attesa sentenza Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, con sentenza numero 215, rallenta la corsa verso il ritorno al nucleare. Oggi nuovo pronunciamento su ricorso 11 regioni, ma Piemonte si tira indietro.

La Corte Costituzionale, con sentenza numero 215, rallenta la corsa verso il ritorno al nucleare, tanto voluto da questo governo di centrodestra. Con la legge 3 agosto 2009, all'articolo 4, il Governo, infatti, aveva normalizzato gli "Interventi urgenti per le reti dell'energia" sottolineando come gli interventi di urgenza dovessero essere realizzati "con capitale prevalentemente o interamente privato". Con questa sentenza invece la Consulta restituisce alle regioni (alcune delle quali avevano fatto ricorso a tale legge - Toscana, Umbria, Emilia Romagna e dalla provincia autonoma di Trento) la facoltà di approvare o meno le scelte dell'esecutivo nazionale. Inoltre, la Corte Costituzionale sentenzia che non si può ricorrere a capitali privati, né tantomeno a commissari straordinari, per determinare i luoghi dove costruire le centali e stoccare i rifiuti radioattivi (le scorie). La Corte Costituzioneale, infatti, sottolinea che essendo queste "iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d'urgenza dovrebbe comportare l'assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime". E quindi la Corte afferma che "non c'è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi". Per il governatore della regione Puglia Nichi Vendola questa è una grande vittoria. Per Vendola, infatti, la lotta contro il ritorno del nucleare in Italia è sempre stata ai primi posti del suo programma e dopo la sentenza dichiara che "da oggi la folle avventura nuclearista e la lobby del nucleare hanno vita più difficile".
E per oggi è attesa un'altro pronunciamento della Corte Costituzionale, relativo al ricorso promosso da undici regioni contrarie al decreto legislativo del febbraio scorso che attribuirebbe praticamente al governo la scelta dei siti dove costruire le future centrali nucleari, senza nessuna intesa con le regioni e gli enti locali. In realtà le regioni questa mattina sono diventate dieci (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia-Romagna e Molise)visto che il Piemonte di Roberto Cota ha rinunciato al ricorso sul nucleare, lasciando solo quello che riguarda il carbon fossile.

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