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Legittimo impedimento incostituzionale in parte. Napolitano la firmò

Il legittimo impedimento è parzialmente incostituzionale, dice la Consulta che ritiene il comma 4 dell'articolo 1 e una parte del comma 3 incostituzionali. Napolitano invece la firmò ritenendo che la legge assicurava "il sereno svolgimento di rilevanti funzioni" istituzionali.

La norma che regola il legittimo impedimento è parzialmente incostituzionale. A decretarlo è la Consulta che con 12 sì e 3 no rivela prima di tutto la incostituzionalità del comma 4 dell'articolo 1, che sanciva l' "impedimento continuativo". La Corte Costituzionale reputa quindi non costituzionale il fatto che sia Palazzo Chigi a certificare il legittimo impedimento e il fatto che il giudice sia obbligato a rinviare l'udienza fino a 6 mesi. La Consulta poi boccia una una parte del comma 3, specificando che il legittimo impedimento deve essere valutato di volta in volta dal giudice.
La Consulta ha poi dato la sua interpretazione dell'articolo 1 della legge 7 aprile 2010 n. 51, dove si dice che "Per il Presidente del Consiglio dei Ministri costituisce legittimo impedimento comparire nelle udienze dei procedimenti penali, quale imputato, il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti". I giudici della Corte Costituzionale hanno stabilito che l'impedimento è "legittimo solo se, nell'ambito dell'elenco di attività indicate come impedimento per premier e ministri, il giudice possa valutare l'indifferibilità della concomitanza dell'impegno con l'udienza, nell'ottica di un ragionevole bilanciamento tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa e tutela della funzione di governo, oltre che secondo un principio di leale collaborazione tra poteri" (come spiega il Corriere della Sera - http://tinyurl.com/69noudn).
La Consulta ha bocciato quindi parzialmente la legge sul legittimo impedimento in merito all'articolo 138 (che regola la necessità di una legge costituzionale) e perché incostituzionale rispetto all'articolo 3 della Costituzione, che sancisce il fatto che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" e che "E' ompito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Rimane da capire come mai il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, invece, non abbia rinviato alle Camere nemmeno una volta la legge. Napolitano, infatti, non solo non trovò almeno parzialmente incostituzionale la norma che regola il "legittimo impedimento" del presidente del Consiglio e dei singoli ministri a comparire in processo ma spiegò che la legge assicurava "il sereno svolgimento di rilevanti funzioni" istituzionali (La Repubblica - http://tinyurl.com/yhon32h).
Ricordiamo che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è già avvalso della norma sul legittimo impedimento per i processi Mills, Mediaset e Mediatrade in corso a Milano.

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