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Consulta: premio maggioranza Porcellum irragionevole, liste bloccate solo se corte

I giudici della Corte Costituzionale hanno depositato la sentenza che ha bocciato l'attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. La Consulta ha stabilito che l'attuale premio di maggioranza è irragionevole e apre a liste bloccate solo se molto corte. I giudici, inoltre, chiariscono che la sentenza non è retroattiva e quindi il Parlamento è prienamente legittimo.

Ieri sera, dopo circa 4 ore di camera di consiglio, i giudici della Corte Costituzionale hanno depositato le motivazioni della sentenza che ha bocciato l'attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. Per prima cosa, il giudici hanno spiegato che le liste bloccate così come previste dal Porcellum alterano il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti, limitando quindi la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti in Parlamento. Tra le righe, i giudici della Consulta lasciano intendere però che invece sarebbe ammissibile un sistema elettorale basato sul liste bloccate molto corte, in maniera tale da rendere riconocibili i candidati agli elettori. Una porta aperta, quindi, al modello spagnolo, proposto anche dal PD di Matteo Renzi e ben visto anche da Forza Italia e Nuovo Centrodestra. I giudici della Consulta, inoltre, bacchettano l'eccessivo premio di maggioranza previsto dal Porcellum perché "è foriero si una eccessiva sovra-rappresentazione" poiché può produrre "una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica" visto che non prevede "il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista". Per la Corte Costituzionale, quindi quello del Porcellum sarebbe "un meccanismo premiale manifestamente irragionevole, il quale, da un lato, incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, si porrebbe in contraddizione con l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o uno o più partiti che ne facevano parte ne escano; dall'altro, provocherebbe una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio sarebbe in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura". I giudici fanno riflettere inoltre i legislatori sottolineando che "l'entità del premio, in favore della lista o coalizione che ha ottenuto più voti, varia da Regione a Regione ed è maggiore nelle Regioni più grandi e popolose" e quindi "il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) sarebbe diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori". Infine, la Corte Costituzionale mette la parola fine alla polemica, tutta politica e bandiera del MoVimento 5 Stelle, sul Parlamento illegittimo. I giudici precisano (se mai ce ne fosse stato bisogno) che la sentenza non è retroattiva e "non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto". In attesa di una nuovo legge elettorale, poiché la sentenza ha cancellato il vecchio sistema elettorale, torna in vigore il proporzionale puro, senza premio di maggioranza e con la possibilità per l'elettore di esprimere una sola preferenza.

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