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Aborto, per Consulta legge 194 non è anticostituzionale

La Corte Costituzionale ha dichiarato "manifestamente inammissibile" la questione di legittimità costituzionale riguardo l'articolo 4 della legge 194 del '78 , quella sull'aborto. Tra 90 giorni sarà depositata la sentenza.

La Corte costituzionale, che doveva deliberare su un ricorso presentato contro l'articolo 4 della legge 22 maggio 1978, quella sull'aborto, ha ieri dichiarato "manifestamente inammissibile" la questione di legittimità costituzionale.
La legge sull'aborto, quindi, non necessiterà di correzioni, necessarie se la Consulta avesse deciso in altra maniera.
La questione di legittimità costituzionale riguardo all'articolo 4 della legge 194 è stata sollevata da un giudice tutelare di Spoleto nell'ambito di una vicenda che coinvolge una minore intenzionata a interrompere la gravidanza senza informare i genitori.
Il "cuore" della 194 recita infatti: "Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975, n. 405, o a una struttura socio sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia", per procedere all'aborto.
Secondo il giudice di Spoleto che si è rivolto alla Consulta, però, la legge 194 presenterebbe "incompatibilità" con gli articoli 2 (diritti inviolabili dell'uomo) e 32 (tutela della salute) della Costituzione italiana, nonché con "la definizione e la tutela dell'embrione umano enunciate dalla Corte di giustizia europea in sede di interpretazione del divieto di brevettabilità delle utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali e commerciali".
Per il giudice umbro, quindi, se l'embrione umano "deve ritenersi correttamente qualificabile come 'uomo', seppur 'in fieri', per il diritto vivente europeo, necessaria conseguenza logico-giuridica è il ritenere costituzionalmente illegittima qualsivoglia norma di legge che, prevedendo la facoltà di addivenire alla volontaria distruzione dell'embrione umano, leda irreparabilmente quel diritto alla vita che è il primo fra i diritti inviolabili dell'uomo", come si legge nell'ordinanza di rinvio della questione sull'aborto alla Consulta.
Solo tra 90 giorni si sapranno le motivazioni che hanno portato la Corte Costituzionale a respingere il ricordo, anche se una prima interpretazione tecnica la fornisce Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta, ammettendo che nonostante il quesito posto dal giudice di Spoleto abbia "consistenza nel merito", ricorda che "la decisione della Consulta non è di merito, ma di natura processuale".

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