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Passera: Berlusconi non è bene per Italia. E un governo di non eletti?

Corrado Passera esprime un pesante giudizio politico commentando la possibile ricandidatura di Silvio Berlusconi, affermando che non sarebbe "un bene per l'Italia". E un governo di tecnici non eletti dal "popolo sovrano", invece?

La crisi di governo sembrerebbe prossima, con Silvio Berlusconi che annuncia di essere pronto a scendere nuovamente in campo per evitare che l'Italia piombi definitivamente nel baratro e per interrompere "una spirale recessiva senza fine", e con il Pdl che decide di non votare in Senato la fiducia al decreto Sviluppo "pur consentendo il mantenimento del numero legale". Una possibilità che sembra aver stravolto i piani di qualche tecnico, tanto che un ministro della Repubblica italiana ha commentato il possibile ritorno in politica di Berlusconi affermando: "Tutto ciò che può solo fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro, non è un bene per l'Italia". Ad esprimere un così pesante giudizio politico contro "il leader di un partito che ha governato il Paese", come ricorda Altero Matteoli (Pdl) è il banchiere e manager italiano Corrado Passera, divenuto ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti del governo Monti nonostante non sia mai stato eletto da nessun cittadino italiano. Ed infatti Matteoli precisa che oggi "si è superato il limite" chiedendo quindi le dimissioni di Passera. "Passera ha gettato la maschera dopo innumerevoli tergiversamenti in nome di una sua presunta terzietà - sottolinea Matteoli - Si candidi con chi vuole, ma abbia il buon senso di dimettersi". Le parole di Passera risultano infatti gravi in quanto sembrano lasciar intendere che l'Italia deve stare bene attenta a come si muoverà, politicamente, nel prossimo futuro. L'ammonimento sembra essere infatti chiaro: al governo italiano non sarà più sufficiente la legittimità popolare, perché se "il resto del mondo" (o i mercati?) non saranno soddisfatti di tale scelta, allora potrebbe "saltare" tutto, come già successo nel novembre scorso. Se la prospettiva fosse davvero questa, allora le basi della Repubblica democratica italiana sarebbero davvero minate.

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