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Corea del Nord: guerra termonucleare. Ultimatum evacuazione scade 10 aprile

La Corea del Nord invita gli stranieri presenti in Corea del Sud ad abbandonare il Paese, perché potrebbe scoppiare una "guerra termonucleare". Invito all'evacuazione simile a quello già diretto ai diplomatici delle ambasciate straniere a Pyongyang, con un ultimatum fissato il 10 aprile.

Mentre il Giappone schiera batterie anti-missile Patriot per "neutralizzare" eventuali lanci balistici provenienti da Pyongyang, e Vladimir Putin avvisa che una guerra nella penisola renderebbe "Chernobyl una favola per bambini", la Corea del Nord consiglia tutti gli stranieri residenti in Corea del Sud ad abbandonare il Paese. L'avvertimento arriva dopo che la Corea del Nord, nei giorni scorsi, ha già invitato i diplomatici stranieri ad evacuare le ambasciate, stabilendo come ultimatum il 10 aprile. E proprio il 10 aprile, sospetta Seul, potrebbe essere la data fissata da Pyongyang per effettuare dei lanci, magari solo provocatori ma che potrebbero far salire enormemente la tensione, nella penisola coreana e tra gli alleati della Corea del Sud, tra cui gli Stati Uniti. Mentre si rincorrono voci di un quarto test nucleare da parte di Pyongyang (l'ultimo il 12 febbraio), la Corea del Nord avverte che c'è il rischio dello scoppio di una "guerra termonucleare" e, proprio per questo, invita tutti gli stranieri nella penisola coreana ad abbandonare il territorio.

"La situazione nella penisola coreana si sta spostando lentamente vicino ad una guerra termonucleare a causa delle azioni sempre più apertamente ostili degli Stati Uniti e di quel fantoccio guerrafondaio che è la Corea del Sud", riporta la North Korean Asia-Pacific Peace Committee, organizzazione che si occupa di questioni regionali, aggiungendo che "non vogliono vedere gli stranieri in Corea del Sud essere vittime della guerra". Una nota riportata dalla Korean Central News Agency, agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, esorta quindi "tutte le organizzazioni straniere, aziende e turistiche, ad elaborare misure per l'evacuazione". Moniti che continuano ad essere interpretati solo come una folle propaganda da parte di Kim Jong-un, tanto che le ambasciate straniere hanno fatto sapere di non avere piani immediati per il ritiro del personale da Pyongyang. Gli analisti di geopolitica vedono infatti un attacco diretto a Seul come "estremamente improbabile", visto che non ci sono segni evidenti che gli oltre un milione di uomini dell'esercito della Corea del Nord si sta preparando ad una guerra, soprattutto nucleare. Fonti militari della Corea del Sud hanno riferito di movimenti di missili sulla costa orientale della Corea del Nord, ma che questi non sarebbero puntati verso il Sud Corea. Parlare di una "guerra termonucleare" sembra quindi solo il tentativo di aumentare l'ansia e la preoccupazione nelle capitali straniere. La presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, chiarisce che è determinato a non cadere nella trappola psicologica di Pyongyang, che mirerebbe principalmente ad ottenere varie concessioni, soprattutto ecnomiche.

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