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Corea del Nord: 15 anni di lavoro forzati a cristiano americano

Dopo che i venti di guerra sembravano essersi un po' placati, la Corea del Nord torna sulla scena internazionale con la notizia di aver condannato a 15 anni di lavori forzati un cristiano americano. Una sentenza che potrebbe essere interpretata come una tattica da parte di Pyongyang per riprendere le trattative ed uscire dall'isolamento.

Un operatore turistico coreano, ma con cittadinanza americana, è stato condannato dalla Corea del Nord a 15 anni di lavori forzati. Una pena severissima, è questo perché Pyongyang ritiene che il cittadino statunitense Kenneth Bae, cristiano, abbia commesso crimini contro lo Stato. L'agenzia di stampa vicina la regime, Kcna, non spiega però quali sarebbero questi "crimini", spiegando solo che nel computer di uno dei turisti che Kenneth Bae accompagnava nel viaggio in Corea del Nord sarebbero state trovate "informazioni sensibili". Pyongyang lascia quindi intendere che Kenneth Bae sarebbe complice in una operazione di spionaggio. Il cittadino americano è stato arrestato nel novembre scorso, mentre il 29 aprile gli USA avevano chiesto al regime di Pyongyang "l'immediato rilascio" di Kenneth Bae, senza ottenere però risposta. Diversi osservatori ipotizzano che la dura condanna servirà a Pyongyang per trattare con gli Stati Uniti. Dopo l'escalation guerrafondaio delle scorse settimane, la Corea del Nord è stata sempre più isolata sul piano internazionale, perdendo anche l'aiuto della Cina. E' possibile quindi che Pyongyang utilizzerà il cittadino americano per riprendere le trattative con gli USA, come successe nel 2009, quando l'ex presidente americano Bill Clinton approdò in Corea del Nord ed ottenne, in cambio di aiuti umanitari, la liberazione delle due giornaliste statunitensi Laura Ling ed Euna Lee, condannate a 12 anni di prigionia.

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