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Scontri finale Coppa Italia, Prandelli: stadi non devono essere luoghi di minacce

Anche se la questura, prima della finale di Coppa Italia (dove ha vinto il Napoli contro la Fiorentina) spiegava per calmare gli animi che la sparatoria fuori dallo stadio Olimpico non sembrava "essere dovuta a scontri tra tifosi, ma a cause occasionali", al centro degli episodi di violenza ci sarebbero ultrà partenopei e un ultrà della Roma, Daniele De Santis.

Anche se la questura, prima della finale di Coppa Italia (dove ha vinto il Napoli contro la Fiorentina) spiegava per calmare gli animi che la sparatoria fuori dallo stadio Olimpico non sembrava "essere dovuta a scontri tra tifosi, ma a cause occasionali", al centro degli episodi di violenza ci sarebbero ultrà partenopei e un ultrà della Roma, Daniele De Santis, gestore di un chioschetto nei pressi di Tor di Quinto. Stando ai racconti dei testimoni, De Santis si sarebbe avvicinato con in mano bombe carte e fumogeni contro un gruppo di ultrà del Napoli, gridando: "Vi ammazzo tutti, vi ammazzo tutti". Uditi poi colpi d'arma da fuoco (la Digos ha rinvenuto a terra 6 bossoli di proiettile). De Santis avrebbe negato, interrogato dalla polizia, di essere stato lui a sparare. Nelle prossime ore verrà sottoposto allo stub, l'esame delle tracce di polvere da sparo sulle mani. Fatto sta che a terra vengono trovate tre uomini, uno ferito alla mano, uno al braccio, l'altro in fin di vita, sempre a causa di colpi di pistola. I testimoni raccontano che un gruppo di ultrà del Napoli hanno quindi raggiunto Daniele De Santis, aggredendolo violentemente fino a quando non è rimasto immobile a terra. Un uomo ha provato a soccorrere Daniele De Santis portandolo all'interno della casa di produzione cinematografica Ciak, ma altri ultrà del Napoli, circa una cinquantina a quanto sembra, sono tornati ed hanno "cercato di ammazzarlo in tutti i modi, l'hanno preso a calci, pugni, bastonate. Gli hanno rigirato le caviglie e spaccato le gambe. A un certo punto, uno ha preso in mano un carrellino montacarichi giallo, di quelli che si usano per i colli pesanti durante i traslochi, e l'ha colpito alla testa" racconta il testimone. Prima di abbandonare il luogo e Daniele De Santis, svenuto e in gravi condizioni, l'uomo che ha portato dentro lo studio di Ciak l'ultrà della Roma si sarebbe sentito minacciato in questo modo: "Se mio fratello muore io torno qui e ti ammazzo pure a te".

Una volta giunti sul luogo delle aggressioni, gli agenti hanno ritrovato una calibro 7,65 in un bidone della spazzatura. Il ferito più grave delle sparatoria, Ciro Esposito, è ricoverato al Policlinico Agostino Gemelli di Roma, operato per l'estrazione del proiettile che ha perforato un polmone e poi si è fermato a qualche millimetro dalla spina dorsale. Il tifoso del Napoli sarebbe in stato di arresto perché accusato di rissa, e la madre del ragazzo si è sfogata: "Solo oggi ho saputo che mio figlio al quale hanno sparato si trova in stato di arresto e viene trattato come un delinquente. Sono arrabbiatissima. Ieri pensavo che tutta quella polizia c'era per proteggerlo e invece no". Alla tragica vicenda si è poi aggiunta l'indignazione per la maglietta indossata dal capo ultrà del Napoli (Genny 'a carogna) e da altri tiposi partenopei con su scritto "Speziale libero", tanto che il ministro dell'Interno Angelino Alfano, e poi anche il premier Matteo Renzi, hanno chiamato in segno di solidarietà alla moglie di Filippo Raciti. Cesare Prandelli, ct della Nazionale, commenta, intervenendo a Radio anch'io lo sport: "Non dobbiamo far finta di nulla, quando Capello parlò di calcio in mano agli ultrà probabilmente voleva essere da stimolo. Gli stadi devono essere luoghi di aggregazione propositiva, non di minacce. La realtà rispecchia il Paese e il calcio fa da cassa di risonanza in tutto il mondo di una situazione che non ci rappresenta. Noi italiani abbiamo bisogno di essere governati, indirizzati".

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