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Ciro Esposito è morto, la famiglia: istituzioni nascoste per 50 giorni

Dopo la notizia della morte di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ferito da colpi di arma da fuoco poco prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, la famiglia della vittima diffonde un amaro comunicato: "Il silenzio della nostra famiglia si contrappone al silenzio delle istituzioni. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore".

Dopo la notizia della morte di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ferito da colpi di arma da fuoco poco prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, la famiglia della vittima diffonde un amaro comunicato: "Il silenzio della nostra famiglia si contrappone al silenzio delle istituzioni. Anche oggi non si è ancora visto nessuno per Ciro qui al Gemelli. Ieri siamo stati molto disponibili con la stampa oggi è il giorno del lutto e del silenzio. Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in questo periodo hanno manifestato la loro solidarietà. - precisando - Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore. Alle 6 di questa mattina dopo un lungo calvario si è spento Ciro, un eroe civile". La nota della famiglia di Ciro Esposito prosegue raccontando: "Quel maledetto 3 maggio è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio. Ora è morto per salvare gli altri. Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte". L'avvocato della famiglia, Angelo Pisani, sottolinea a Radio Crc: "L'Italia oggi si deve fermare. E' un giorno di lutto nazionale e aspetto le condoglianze di Giorgio Napolitano che deve consegnare la medaglia al valore civile a Ciro Esposito, il quale è morto per aver difeso donne e bambini che chiedevano aiuto''.

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