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Congo: donne marciano contro "stupro come arma di guerra"

No allo stupro come arma di guerra", "No al terrorismo sessuale", sono questi i messaggi che hanno portato in piazza ieri in Congo migliaia di donne che protestano contro gli stupri che sistematicamente vengono compiuti dai gruppi armati e dai ribelli.

No allo stupro come arma di guerra", "No al terrorismo sessuale" e "Potere alle donne e alle ragazze", sono questi i messaggi che hanno portato in piazza ieri a Bukavu (Repubblica democratica del Congo, ex Zaire), nell'Est del Congo, migliaia di donne congolesi che protestano e alzano la voce contro gli stupri che sistematicamente vengono compiuti dai gruppi armati e dai ribelli. Stando ad un rapporto dell'ONU solo nel 2009 sono state violentate oltre 15mila donne, sia dai ribelli che dai soldati dell'esercito regolare, mentre nei primi mesi del 2010 già si contavano oltre 300 stupri.
La marcia è stata organizzata dal movimento femminista internazionale, che ha chiuso una settimana ricca di convegni e dibattiti incentrati sul tema dei diritti, della smilitarizzazione e delle violenze.
"Sono anni che cerchiamo di farci sentire e oggi abbiamo l'impressione che finalmente la comunità internazionale cominci a interessarsi veramente ai nostri problemi", spiega una ragazza che ha marciato per "combattere contro l'impunità" e per chiedere che gli autori degli stupri vengono puniti, perché solo in tale maniera "le donne violentate" hanno la speranza di "riottenere la loro dignità".

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