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Confindustria: Italia rischia di uscire dal G8, dei produttori manifatturieri

Confindustria rileva che l'Italia "fa peggio proprio dove gli altri vanno meglio", cioè nel settore manifatturiero. L'Italia rischia infatti di uscire dal G8, quello dei produttori manifatturieri, poiché scesa in classifica all'ultimo posto, superata dal Brasile. Male tutta l'Europa, tranne la Germania, perché "fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni".

Nonostante l' "animo più fiducioso" del Paese riscontrato da Giorgio Napolitano in occasione della Festa della Repubblica, l'Italia è ancora in profonda crisi economica. Oltre ad un tasso di disoccupazione che continua a salire a livelli mai raggiunti prima (13,6%), l'Italia rischia anche di uscire dal G8, quello dei produttori manifatturieri, poiché scivolata all'ultimo posto in classifica superata dal Brasile. L'allarme arriva da Confindustria che attraverso il suo Centro Studi ha eleborato la graduatoria dei Paesi produttori. Cina, Stati Uniti, Giappone sono sul podio mentre la Germania conferma la sua quarta posizione, seguita come l'anno prima da Corea del Sud e India. Al settimo posto il Brasile che sorpassa, appunto, l'Italia. Confrindustria rileva infatti che l'Italia "fa peggio proprio dove gli altri vanno meglio", visto che mentre i volumi mondiali nel settore manifatturiero sono cresciuti del 36% tra il 2000 e il 2013, l'Italia è "in netta controtendenza" con un meno 25,5%. Ciò ha causato la chiusura di oltre 100mila fabbriche e la perdita di circa un milione di posti di lavoro tra il 2001 e il 2011, trend negativo proseguito nel biennio successivo quando si sono andati perduti "altri 160mila occupati e 20mila imprese". Lo studio di Confindustria sottolinea che "nel 2007-2013 la produzione è scesa del 5% medio annuo, una contrazione che non ha riscontro negli altri più grandi Paesi manifatturieri". In realtà, tutta l'Europa arretra in classifica, tranne la Germania e la Polonia, perché "fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni".

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