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Crisi grano: 100 chili frumento vale come 7 chili pane. Misure Ministero insufficienti, dice Cia

"Le misure annunciate oggi dal ministro Martina, pur andando nella giusta direzione, rischiano di essere insufficienti e tardive, considerato il livello di sofferenza raggiunto nelle campagne", comunica la Confederazione italiana agricoltori, denunciando che "oggi 100 chili di frumento valgono quanto 7 chili di pane".

"Le misure annunciate oggi dal ministro Maurizio Martina - espongono in una nota dalla Confederazione italiana agricoltori -, pur andando nella giusta direzione, rischiano di essere insufficienti e tardive, considerato il livello di sofferenza raggiunto nelle campagne". Il Ministero dell'Agricoltura ha infatti messo sul piatto 10 milioni al fondo cerealicolo (norma inserita nel decreto legge enti locali), assicurando al contempo prezzi più trasparenti con grano duro.

"I produttori di grano continuano a essere oggetto di un'azione di speculazione che non ha precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale, largamente al di sotto dei costi produttivi, e perdite fino al 50% sulla scorsa campagna di commercializzazione" denuncia infatti la Cia-Agricoltori Italiani, che oggi ha partecipato a Roma al Tavolo nazionale della filiera cerealicola convocato dal Mipaaf.

"Senza un'inversione di marcia sui prezzi pagati agli agricoltori e senza un freno immediato alle importazioni 'spregiudicate' dall'estero, il rischio che si corre è quello di una progressiva marginalizzazione della produzione di grano in un Paese che, paradossalmente, esporta il 50% della pasta che produce" prosegue l'organizzazione.
"Non è più possibile che il frutto del lavoro di un anno venga così svalutato. Oggi 100 chili di frumento valgono quanto 7 chili di pane: un 'gap' intollerabile e contro la logica delle cose, che non può nemmeno lasciare indifferenti i consumatori. - si puntualizza - Ecco perché ora bisogna essere tempestivi. Bisogna favorire una maggiore aggregazione dell'offerta e serve che i Consorzi agrari tornino a fare il loro lavoro. Perché oggi, invece di stoccare il prodotto, lo immettono sul mercato accrescendo di fatto la pressione sui prezzi, con comportamenti di tipo speculativo e anticoncorrenziale. Inoltre, è necessario incentivare da subito accordi e contratti di filiera capaci di garantire una più equa redistribuzione del valore e ottenere la massima trasparenza nella formazione del prezzo. Misure non più rinviabili per permettere un cambio di passo e sostenere la redditività degli agricoltori".

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