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Confcommercio: tagliare 82 miliardi da spesa pubblica Regioni. Crescita fiacca

Il Centro Sudi di Confcommercio spiega che "la spesa pubblica delle regioni italiane potrebbe essere tagliata di oltre 82 miliardi", evidenziando che "il 43,3% delle inefficienze delle spese delle regioni è attribuibile alla Sicilia, alla Campania e al Lazio". Presentato il report nella quindicesima edizione del Forum Confcommercio, evidenziato il fatto che anche quest'anno la "crescita per l'economia italiana sarà fiacca"

"Nonostante le prime misure annunciate dal Governo nei giorni scorsi vadano nella giusta direzione, non c'è spazio per il facile ottimismo: sarà un anno di convalescenza" afferma, nel corso della conferenza stampa della quindicesima edizione del Forum Confcommercio, il presidente Carlo Sangalli. Il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella, ha presentato una ricerca sugli aspetti della spesa pubblica e sull'andamento dell'economia, dove viene evidenziato che "c'è necessità e urgenza di un processo di riqualificazione della spesa pubblica eliminando inefficienze e sprechi da destinare in parte alla riduzione del carico fiscale e in parte a re-investimento in aree dell'intervento pubblico produttive di benefici per i cittadini". Per il Centro Studi della Confcommercio "la spesa pubblica delle regioni italiane potrebbe essere tagliata di oltre 82 miliardi", se tutte le regioni italiane si adeguassero ai costi unitari sostenuti dai cittadini lombardi, con la spesa procapite effettiva per consumi finali più bassa (pari a 2.651 euro). La Confcommercio sottolinea invece che "il 43,3% delle inefficienze delle spese delle regioni è attribuibile alla Sicilia, alla Campania e al Lazio".


Osservando la situazione economica generale, Mariano Bella ammette che anche quest'anno la "crescita per l'economia italiana sarà fiacca" poiché "il PIL nel 2014 crescerà solo dello 0,5% per poi risalire con un +0,9% il prossimo anno". Una inversione di tendeza, quindi non ancora sufficiente visto che negli anni passati si è registrato "un calo del PIL del 2,4% nel 2012 e dell'1,9% nel 2013". Confommercio sottolinea quindi che "se a maggio, così come previsto dal Governo Renzi, saranno erogate risorse per 12 miliardi netti alle famiglie (anche tramite le imprese) il PIL potrebbe crescere di un ulteriore 0,3% portando la nostra stima per l'anno a un +0,8%. Mentre la previsione per i consumi si alzerebbe a un +1%". Nonostante questo, Il Centro Studi conferma che "i consumi delle famiglie nel 2014 rimarranno piatti (-2,6% nel 2012), per registrare un timido risveglio (+0,7%) nel 2015". Stesso discorso "per gli investimenti, che quest'anno cresceranno solamente dello 0,9% (-4,7%) per poi registrare un +1,1% nel 2015". Anche il mercato del lavoro, nonostante la riforma Poletti, non sembra destinato a crescere, visto che le stime di Confcommercio parlano di un calo degli occupati, che segnaranno un meno 1,2% nel 2014 dopo il -2,1% nel 2012, per toccare un più 0,4% solo nel 2015. Per quanto riguarda la pressione fiscale, ferma al 44,1%, nel 2015 si prevede un abbassamento al 43,9%.

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