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Colombia: storica pace con le Farc ma accordo non rispetta standard diritti delle vittime

Il 26 settembre il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, e il leader delle Farc Timochenko hanno firmato lo storico accordo di pace. Molte delle disposizioni del modello transizionale di giustizia appaiono però al di sotto degli standard internazionali sui diritti delle vittime, avverte Amnesty International.

Il 26 settembre il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, e il leader delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), Rodrigo Londoño Echeverri,alias "Timochenko", dopo 4 anni di negoziati hanno firmato (con una pallottola trasformata in penna stilografica) lo storico accordo di pace che mette al sanguinoso conflitto armato che ha causato, negli ultimi 52 anni, almeno 220mia morti e quasi 7 milioni di sfollati. Parallelamente, l'Unione europea rimuove le Farc dalla lista delle organizzazioni terroristiche anche se l'accordo di pace dovrà essere ratificato il 2 ottobre attraverso un referendum.

"Il successo dello storico accordo di pace dipenderà dalla capacità delle autorità colombiane di garantire verità, giustizia e riparazione ai milioni di vittime di un conflitto durato oltre 50 anni" commenta Amnesty International.

Molte delle disposizioni del modello transizionale di giustizia concordato lo scorso anno tra il governo colombiano e le Farc appaiono infatti al di sotto degli standard internazionali sui diritti delle vittime, spiega l'organizzazine umanitaria. Ad esempio, si sottolinea, le pene per coloro che ammetteranno le responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l'umanità non riflettono la gravità di questi ultimi. Allo stesso modo, la definizione di responsabilità di comando potrebbe consentire a molti comandanti della guerriglia e dell'esercito di non rispondere alla giustizia dei crimini commessi dai loro subordinati.

Amnesty inoltre ricorda che le violazioni dei diritti umani ai danni delle comunità emarginate, soprattutto i nativi, i contadini, le persone di discendenza africana, i difensori dei diritti umani, i sindacalisti e gli attivisti per i diritti sulla terra continuano senza essere contrastate soprattutto perché "la maggior parte di questi attacchi, molti dei quali vengono attribuiti a gruppi paramilitari che proseguono a operare nonostante la loro presunta smobilitazione di 10 anni fa, non si verifica nel contesto di scontri armati ed è spesso motivata da interessi economici" evidenzia Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe. Molte delle comunità a rischio sono infatti impegnate in campagne contro lo sfruttamento delle loro terre da parte di progetti minerari, infrastrutturali, industriali e agro-industriali.

La fine delle ostilità tra il governo e le Farc non è destinata quindi a porre fine a questi attacchi, a meno che le autorità non intraprenderanno azioni efficaci per contrastare i gruppi armati che prendono di mira i civili e per portare di fronte alla giustizia chi all'interno dello stato, del mondo della politica e di quello degli affari li sostiene.

© riproduzione riservata | online: | update: 29/09/2016

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