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Coldiretti: un italiano su dieci sceglie l'agriturismo a Pasqua

Gli italiani a Pasqua rimangono in paese, inteso sia come nazione (spaventano le guerre), sia come piccoli centri che offrono, come ormai tradizione, il mitico agriturismo. La stima è che ben 400mila italiani si siano seduti a tavola a strafogarsi di specialità regionali.

Fortunatamente c'è ancora un Italia che sta bene e che, per festeggiare la Santa Pasqua, non deve accontentarsi di un bel piatto di pasta, magari con quel soffritto di cipolle in più che dà sapore. Questa è roba da precari all'ultimo stadio, quei "giovani vecchi" ormai fiaccati da un "flusso di crisi" che trabocca da tutte le parti e che ha ormai allagato la vita di molti. C'è una parte del Paese che invece può ancora permettersi di spendere, di andare in ristorante, di viaggiare e di passare la Pasqua in vera letizia gastronomica. Spaventati dalle guerre in nordafrica che non permettono più le puntate "tutto compreso" per l'abbronzatura primaverile, molti italiani hanno deciso di passare la Pasqua "primaverile" in agriturismo. L'agriturismo è ormai una meta mitica per l'italiano medio che riscopre così il gusto di mangiare alimenti sani della tradizione, quelli che solo pochi decenni fa sono stati abbandonati a favore della "modernità" del supermercato metropolitano. "Per le festività di Pasqua si stimano oltre 400mila presenze negli agriturismi tra ospiti e italiani e stranieri" riporta Coldiretti e specifica che: "L'agriturismo rappresenta la più valida alternativa a quanti vogliono trascorrere la Pasqua fuori casa senza rinunciare al rispetto delle tradizioni a tavola. Insieme all'agnello i protagonisti della Santa Pasqua in agriturismo sono - sottolinea la Coldiretti - i diversi i piatti tipici regionali che da nord a sud attraverseranno l'intero Paese come per esempio gli gnocchi filanti e il capretto langarolo in Piemonte, la minestra di brodo di gallina e uovo sodo e le pappardelle al ragù di coniglio in Toscana, ma anche la corallina, salame tipico, accompagnata dalla pizza al formaggio mangiata a colazione in tutto il Lazio e l'immancabile coratella di abbacchio con i carciofi romaneschi per pranzo".

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