le notizie che fanno testo, dal 2010

Coldiretti: dal peperoncino al riso, la classifica dei cibi più contaminati

La Coldiretti presenta la "classifica dei cibi più contaminati", che elenca alimenti in vendita ed importati in Italia ma poco sicuri, come il peperoncino del Vietnam, le lenticchie e le melagrane della Turchia e il riso dell'India. Il deputati del PD Nicodemo Oliverio e Colomba Mongiello sottolineano che è necessario "passare alla fase attuativa delle norme sull'etichettatura e la tracciabilità" per salvaguardare il Made in Italy.

Dopo aver partecipato alla manifestazione di Coldiretti a difesa del Made in Italy, i parlamentari PD Nicodemo Oliverio e Colomba Mongiello sottolineano che dopo l’approvazione in Parlamento "di una mozione su cui costruire una relazione strategica con il mondo produttivo e del lavoro" è arrivato il tempo "di passare alla fase attuativa delle norme sull’etichettatura e la tracciabilità, come sulla lotta alla contraffazione e la valorizzazione di tutti i fattori competitivi della filiera agroalimentare". I due deputato democratici sottolineano che "ciò vale a maggior ragione alla vigilia di Expo 2015, evento che catalizzerà sulla filiera agricola italiana l’attenzione di tutto il mondo e che ci offre l’opportunità di articolare una politica agricola globale mutuata dai nostri modelli produttivi". La Coldiretti ha infatti lanciato l'allarme su alimenti provenienti da Paesi anche extra UE che possono rappresentare un rischio anche per la salute. La Coldiretti ha valutato che è il peperoncino proveniente dal Vietnam il prodotto alimentare meno sicuro in vendita in Italia a causa di residui chimici. Nel 2013 sono stati importati ben 273.800 chili di peperoncino ed utilizzato nella preparazione di sughi tipici italiani come l’arrabbiata, la diavola o la puttanesca piccante e per insaporire l’olio o per condire piatti, senza però alcuna informazione per i consumatori. I dati sono contenuti nel dossier "La crisi nel piatto degli italiani nel 2014", presentato dalla Coldiretti anche con una esposizione della "Classifica dei cibi più contaminati", elaborata sulla base delle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2014 sui Residui dei Fitosanitari in Europa.

La Coldiretti rivela che se nella maggioranza del peperoncino dal Vietnam esaminato è stato trovata la presenza in eccesso di difenoconazolo, ma anche di hexaconazolo e carbendazim che sono vietati in Italia sul peperoncino, a preoccupare è anche l’arrivo sul territorio nazionale nel 2013 di 1,6 milioni di chili di lenticchie dalla Turchia che, secondo l’Efsa, sono irregolari in un caso su quattro (24,3 per cento) per residui chimici in eccesso e delle arance dall’Uruguay che presentano il 19% dei campioni al di sopra dei limiti di legge per la presenza di pesticidi come imazalil ma anche di fenthion, e ortofenilfenolo vietati in Italia. Nella classifica dei prodotti più contaminati elaborata alla Coldiretti ci sono anche le melagrane dalla Turchia (40,5% di irregolarità), i fichi dal Brasile (30,4% di irregolarità) , l’ananas dal Ghana (15,6% di irregolarità), le foglie di the dalla Cina (15,1% di irregolarità) le cui importazioni nei primi due mesi del 2014 sono aumentate addirittura del 1.100 per cento, il riso dall’India (12,9% di irregolarità) che con un quantitativo record di 38,5 milioni di chili nel 2013 è il prodotto a rischio più importato in Italia, i fagioli dal Kenia (10,8% di irregolarità) ed i cachi da Israele (10,7% di irregolarità). Senza contare che quasi due pizze su tre (63%) servite in Italia sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. La Coldiretti sottolinea i valori preoccupanti, soprattutto per un Paese come l’ltalia che può contare su una produzione Made in Italy con livelli di sicurezza da record con un numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite di appena lo 0,2 per cento che sono risultati peraltro inferiori di nove volte a quelli della media europea (1,6% di irregolarità) e addirittura di 32 volte a quelli extracomunitari (7,9% di irregolarità).

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: