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Agromafia sottrae al vero Made in Italy 51 miliardi di euro

La Coldiretti presenta il primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia (Agromafie), denunciando che "ogni anno vengono sottratti al vero Made in Italy 51 miliardi di euro" anche per un "meccanismo legislativo un po' ambiguo", come sottolineano i Verdi.

La Coldiretti presenta, nel corso del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Villa d'Este di Cernobbio, il primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia (Agromafie), denunciando che "il Rapporto Eurispes-Coldiretti stima che il volume d'affari complessivo dell'agromafia sia quantificabile in 12,5 miliardi di euro (5,6% del totale), di cui: 3,7 miliardi di euro da reinvestimenti in attività lecite (30% del totale) e 8,8 miliardi di euro da attività illecite (70% del totale)". La sintesi del rapporto sulle agromafie è consultabile sul sito della Coldiretti (http://is.gd/kpm8bv), ma a colpire in particolare è il fatto che "ogni anno vengono sottratti al vero Made in Italy 51 miliardi di euro", secondo l'associazione di categoria, a causa di un "meccanismo legislativo un po' ambiguo - come sottolineano anche i Verdi - che rende possibile importare da qualunque punto del pianeta prodotti agroalimentari e poi rivenderli col marchio 'Made in Italy' semplicemente trasformandoli un po' e mischiandoli con materie prime locali". La Coldiretti infatti "stima che almeno un prodotto su 3 del settore agroalimentare importato in Italia sia trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all'estero con il marchio Made in Italy". I Verdi, leggendo il rapporto, espongono quindi un "legittimo dubbio sull'originalità dei prodotti nostrani quando si scopre che su 161.215 tonnellate di pomodori importati, il 52,9% proviene dalla Cina e va a ingrassare nella quasi totalità (il 98,6%) la sola provincia di Salerno, patria del mitico San Marzano. Lo stesso dicasi per la provincia di Cuneo, nota nel mondo per i suoi vini rossi, che assorbe il 94,8% dei vini di uve fresche importati quasi esclusivamente dagli Stati Uniti. Per non parlare della carne suina proveniente per il 91% dal Cile e destinato per l'87,4% alle sole province di Milano e Modena e ai loro famosi prosciutti", come si legge su una nota (http://is.gd/PCNGkB). Ciò che denunciano in particolare i Verdi è che "inserendosi in questo comparto, le mafie riescono spesso a determinare l'aumento dei prezzi alla produzione e al consumo (le materie prime importate da altri paesi, in cui i controlli sono meno rigorosi, costano molto meno). In questo modo - conclude la nota - il danno non è solo alla salute pubblica, ma anche alla parte 'sana' della nostra economia, ovvero alle aziende che invece seguono le regole". L'idea, e la proposta, di Coldiretti è quindi "la creazione di una filiera agricola, italiana e firmata". "Completamente italiana - sèiega la Coldiretti - perché tutti i processi devono avvenire in Italia, con prodotti rigorosamente italiani, gestita, quando possibile lungo tutte le fasi, principalmente dagli agricoltori; firmata perché si tratta di una filiera i cui prodotti sono caratterizzati dai tratti distintivi propri dei luoghi di origine e produzione, ossia prodotti immediatamente riconoscibili come totalmente italiani, grazie all'etichettatura all'origine, alla trasparenza della filiera e della formazione dei prezzi, e al legame con il proprio territorio".

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