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Scajola: scossa per salvare Italia, con Berlusconi ancora protagonista

Claudio Scajola sostiene che Silvio Berlusconi potrà essere ancora "protagonista" della nuova fase politica, ma sottolinea come ci debba essere "una grande svolta, altrimenti questo Paese non si salva". Come l'allargamento del Pdl verso i moderati.

Se da una parte c'è Fabrizio Ciccitto che sembra riproporre un revival della Democrazia Cristiana, affermando che "l'attacco mediatico e giudiziario non ha eliminato, ma ha ridotto il carisma di Berlusconi", dal palco di "Verso un nuovo Pdl", kermesse organizzata a Saint Vincent, Claudio Scajola pare voglia far intendere che se all'interno della maggioranza ci sono "frondisti" questi non arriverebbero dal suo gruppo. L'ex ministro afferma infatti che "Berlusconi è stato l'artefice nel '94 della fermata di una occupazione organizzata a tavolino attraverso un colpo mediatico-politico-giudiziario" e che essendo stato "protagonista della politica italiana degli ultimi 20 anni può essere ancora il protagonista della nuova fase che si deve aprire". "Il protagonista di una grande scossa, di una grande svolta, altrimenti questo Paese non si salva" precisa però Claudio Scajola, mettendo in risalto come questi affrontati non sono né temi "carbonari" né tantomeno di "chi pensa di colpire qualcuno alle spalle". Come già altre volte in passato, Scajola sottolinea però che "il Pdl in verità non è mai nato", e che quello che Berlusconi costruì nel 2008 fu una "geniale intuizione" ma solo un "contenitore", che ora deve cominciare ad essere riempito "da tutti i moderati" in cui "dentro si ritrovino tutti quelli che si sono persi nel bipolarismo anomalo che si è costruito in questi anni". Da Palermo sembra rispondergli indirettamente però Gianfranco Fini, che precisa quanto possa essere inutile dire "uniamo in Italia le forze politiche che fanno capo al Ppe", finché al governo ci sarà, almeno, Berlusconi. Per Fini, infatti, l'unità dei moderati "sarebbe possibile solo nel momento in cui il Pdl facesse una politica in sintonia con quella del Ppe a livello europeo, con politiche coerenti nel nome del popolarismo europeo - chiarendo - E non lo sono le politiche che si fanno in Italia in materia di giustizia, immigrazione ed economia". A differenza poi di Scajola, Gianfranco Fini non vede Silvio Berlusconi ancora come un possibile "protagonista", visto che definisce già finita "l'era berlusconiana". Ma apre ad un nuovo esecutivo, non "del ribaltone" ma "sostenuto dalla maggioranza che ha vinto le elezioni e aperto al contributo di altri".

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