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Lady Gaga censurata in Cina. E Wang Chengli va ai lavori forzati

In Cina la musica non deve cambiare. Così se Lady Gaga ed altri artisti pop cinesi, giapponesi e malesi vengono messi in una "black list" che non potrà più essere "trasmessa" sul web cinese, anche un'"altra musica" non deve cambiare, quella della "rieducazione politica", in primis contro il cattolici.

Ci sono degli intrecci storici, quasi dei piani di realtà paradossali, o dei mondi paralleli che si intersecano, che ricordano le stratificazioni esistenziali de "La Svastica sul Sole" di Philip K. Dick. Così in "questo mondo" (e Dick diceva "Se vi pare che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualche altro") #abbiamo una Chernobyl accuratamente "censurata" nel Giappone turbocapitalista che si chiama Fukushima, di cui non sappiamo la verità, come se fosse un pezzo di Unione Sovietica pre Glasnost'. In "questo mondo" #abbiamo il maggiore Paese Comunista, la Cina, che detiene una gran parte del debito pubblico del maggiore Paese Capitalista, gli Stati Uniti d'America. Seguendo il filo, #abbiamo anche un web "libero" che si indigna per la "black list musicale" che la Cina impone (pena la galera) ai siti cinesi, imponendo di cancellare la musica di Lady Gaga (leggi "Cina: Lady Gaga censurata da Partito Comunista. 'E' come il Tetris' http://is.gd/AtzwCL) e molti altri artisti pop. Ma il "web libero" ancora non si indigna per l'altra "censura" stavolta religiosa, della Cina comunista, ovvero per la "nuova ondata di arresti tra i cattolici in Cina" come riporta Radio Vaticana (http://is.gd/NDFVkY). In Cina i cattolici vengono perseguitati sistematicamente, come ad esempio nella Diocesi di Tianshui dove membri della comunità religiosa "sono detenuti in luoghi diversi e vengono sottoposti a sessioni di rieducazione politica". Sembrano condizioni degne di un passato "sovietico", ma sono la normalità nella Cina retta ancora dal Partito comunista cinese. Anche questa volta è l'Agenzia missionaria "Asia News" a informare della drammatica situazione che subiscono i cristiani nella diocesi di Heze: "Il governo cinese ha condannato ieri p. Wang Chengli - amministratore diocesano della comunità non ufficiale della diocesi di Heze (Caozhou) nella provincia dello Shandong – a due anni di 'rieducazione tramite il lavoro', probabilmente perché si è rifiutato più volte di unirsi alla governativa Associazione patriottica dei cattolici cinesi. La condanna è stata pronunciata lo scorso 25 agosto. Dal Centro di detenzione di Dongming a Heze il sacerdote, 48 anni, è stato trasferito al Centro di rieducazione di Jining: a più di 150 chilometri di distanza. Il governo non ha permesso alla famiglia (e a nessun altro) di fargli visita, quindi i dettagli della sua condanna non sono chiari: tuttavia, alcune fonti cattoliche di Heze dicono ad AsiaNews che essa è collegata alla sua fermezza nel rifiutare l'iscrizione all'Ap (Associazione patriottica, ndr)", ("Heze, 2 anni di lavori forzati per p. Wang: non vuole iscriversi all'Ap" http://is.gd/lPmtNT). Come si continua a leggere su Asia News: "Le stesse fonti cattoliche ritengono che la sentenza contro p. Wang potrebbe essere collegata alla questione dell'ordinazione del vescovo ufficiale della Chiesa di Heze. La 'rieducazione tramite il lavoro' è una sentenza amministrativa imposta dagli Uffici di pubblica sicurezza che mira a riformare i dissidenti politici e religiosi. Gli attivisti per i diritti umani e i legali descrivono questo sistema come una pena che si basa su un sistema di detenzione senza processo e senza possibilità di appello. Secondo alcuni, nel Paese ci sarebbero circa 300mila persone chiuse nei centri di 'rieducazione'. La polizia ha preso p. Wang e altri tre sacerdoti nella tarda notte del 3 agosto e li hanno portati al Centro di detenzione della contea di Dongming". Come scrive Radio Vaticana: "Il 18 maggio scorso il Papa, durante l'udienza generale, aveva rivolto una preghiera speciale per la Chiesa in Cina. Con toni accorati Benedetto XVI ha chiesto a tutti i fedeli del mondo di ricordare le sofferenze dei cattolici in questo Paese e sostenere la loro fede: 'pregare per la Chiesa che è in Cina – aveva detto - deve essere un impegno: quei fedeli hanno diritto alla nostra preghiera, hanno bisogno della nostra preghiera'". E forse anche la notizia della "black list" cinese della musica "proibita" su internet, nella sovrapposizione dei piani di realtà, ha un suo significato più profondo, più politico e recondito, quello cioè che la musica in Cina non cambi mai.

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