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Cina: il dissidente Ai Weiwei fuori dal carcere, ma non libero

Il dissidente cinese Ai Weiwei, arrestato lo scorso 2 aprile in Cina, è ora libero su cauzione, ma solo momentaneamente, visto che il governo di Pechino non ha fatto cadere le accuse che gli sono state rivolte.

Il dissidente cinese Ai Weiwei, arrestato lo scorso 2 aprile all'aeroporto mentre si stava per recare ad Hong Kong, è ora momentaneamente libero su cauzione, visto che non sono cadute le accuse che il governo di Pechino gli ha mosso. Ai Weiwei, architetto e blogger attivista, è stato infatti accusato di evasione fiscale, e l'indagine è ancora in corso. In questi mesi, molte organizzazioni si sono mosse per chiedere la liberazione di Ai Weiwei, ma la sua uscita dal carcere, anche secondo diversi esperti, non può certo considerarsi una vittoria. In tanti hanno infatti sottolineato che il governo cinese è riuscito in quello che più gli premeva, cioè far tacere Ai Weiwei. Contattato da diversi giornali internazinali, dal tedesco "Bild" al britannico "Guardian", Ai Weiwei ha a tutti spiegato di stare bene ma ha anche sottolineato che in questo momento è impossibilitato a rilasciare intervite. "Cercate di capire" aggiunge Ai Weiwei ai giornalisti, che probabilmente hanno compreso bene. "E' ovvio che lo stiano neutralizzando - spiega Jerome Cohen, esperto di diritto cinese alla New York University - Ha perso la sua libertà di criticare che lo ha reso famoso nel mondo. E' una situazione molto triste. D'altra parte, per lui, è meglio che restare in carcere e affrontare quella che potrebbe essere una sentenza molto pesante". Ai Weiwei, infatti, non solo rimane sotto inchiesta, ma la sua "libertà" non può superare i confini della città in cui risiede. Ogni altro tipo di spostamento pare dovrà essere autorizzato da un giudice. In tal modo, fanno quindi notare alcuni analisti, il regime di Pechino potrà tenere sotto controllo tutti i suoi movimenti.

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