le notizie che fanno testo, dal 2010

Cina: divieto per le parole inglesi "alla francese"

La Cina è preoccupata per il dilagare delle parole inglesi in mezzo ai suoi ideogrammi e mette un freno per legge. Proprio come i francesi che hanno anche un sito per francofonizzare quasi tutto. E noi italiani? Senza speranza, da quando il nostro cuore è diventato un "core".

La purezza del mandarino va preservata e così il governo cinese, simpaticissimo a tutti gli stati occidentali per il suo capitalismo tanto ordinato e preciso quasi da sembrare una dittatura socialista (come difatti è la Cina), decide di disfarsi degli "anglismi" che esercitano "un influsso nefasto sulla società" e che "distruggono lo sviluppo linguistico e culturale armonioso e sano".
Un provvedimento "alla francese" quello del governo cinese che ricorda quando il "Ministro francese della cultura e della francofonia Tourbon, reagisce alla 'Babele' europea come se veramente si trattasse di una condanna biblica, e dunque elabora una legge di 'protezionismo linguistico' del francese che dovrà essere dal 1994 in poi l'unica lingua usata in Francia per denominare esercizi e prodotti commerciali, diffondere messaggi pubblicitari, presentare modalità d'uso di un servizio, ecc. Il tutto nel nome di una 'coscienza linguistica' a suo parere sinonimo di coscienza nazionale, e nel nome della lotta al dilagare dell'inglese come lingua pubblica 'veicolare'" come si legge nell'ottimo "Europa fenicia: identità linguistica, comunità, linguaggio come pratica sociale" di Patrizia Calefato (Franco Angeli 1994).
Fatto sta che mentre il mondo geme allo scandalo (mai grida, perché i cinesi potrebbero irritarsi e magari non comprare più i nostri debiti) gli abitanti a ridosso della Grande Muraglia cominciano a studiare come sostituire i termini anglosassoni (spesso compressi in acronimi economici) in mandarino puro.
In Francia da tempo esiste un sito istituzionale per chi non riesce a tradurre in francese parole "internazionali" come "blog", ad esempio.
Il sito "franceterme.culture.fr" dà una pronta risposta. "Blog" in francese si dice "bloc-notes", e la purezza della lingua è salva.
E in Italia? Tra le 500 parole dell'italiano medio il "pig english" (mischiato ad antiche colonizzazioni linguistiche) rappresenta un buon venti per cento, tanto da essere diventati ridicoli nel mondo. Si pensi solo allo 'slogan' per il 'marketing' per 'reclamizzare' il nostro 'core business': "Magic Italy". Appunto.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: