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Cina: 450 milioni di internauti. Il futuro del web è cinese?

Milioni di cinesi sono in rete, e ogni giorno di aggiungono decine di migliaia di connsessioni alla grande rete. Sotto una pesante censura che sta diventando la normalità anche in occidente, Pechino snocciola dati trionfali su internet e la partecipazione dei cittadini. Paradossale.

Tanti anni fa qualche acuto osservatore parlava della futura sfida di internet non combattuta sulle tecnologie (che sarebbero diventate sempre più comuni e a basso costo) ma sulle lingue parlate nel mondo. Se tutti i cittadini del mondo avessero un accesso internet è chiaro che la lingua inglese diventerebbe "minoranza linguistica" per dare spazio ad idiomi, come il mandarino, che mai si sarebbe pensato potessero diventare "lingue internazionali". Ora che la Cina è il Paese che annuncia di essere arrivato a 450 milioni di connessioni (più 20 per cento rispetto all'anno precedente) i giochi "linguistici" si fanno davvero pesanti. Ed è necessario incominciare a riflettere. Il dato sta a significare che la Cina è un mercato aperto rispetto ad internet e che, quando coprirà la maggioranza della sua popolazione, schiaccerà, con i suoi contenuti, l'internet "anglofona" che per ora, malamente, regge. Ma ci sono anche due altri spunti di riflessione da prendere in considerazione. Il primo è che la Cina chiude sempre di più la sua lingua a "contaminazioni" inglesi (come già abbiamo scritto su "Cina: divieto per le parole inglesi 'alla francese'" http://is.gd/jLYDU) e il secondo è la possibilità che internet possa essere gestita, per centinaia di migliaia di persone, come una risorsa assolutamente chiusa e "non libera", controllata e censurata. Grazie alla complicità delle multinazionali, alla potenza tecnologica e alla disinformazione degli utenti "internet alla cinese" potrebbe essere il modello perfetto per la rete del futuro. Ecco perché Julian Assange è visto come Emmanuel Goldstein di 1984.

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