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Germania: diocesi Friburgo dice sì a sacramenti per divorziati risposati

La diocesi di Friburgo, la seconda maggiore delle 27 in Germania, ha deciso di stilare un documento dove, in sostanza, apre (in maniera del tutto arbitraria) ai sacramenti anche ai cattolici divorziati e risposati. Dopo le "aperture" di Papa Francesco ecco come si vuol cancellare con un tratto di penna il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ecco probabilmente una prima conseguenza dell'affrontare temi delicati unicamente con una battuta e senza alcun approfondimento teologico. La diocesi di Friburgo, la seconda maggiore delle 27 in Germania, ha deciso di stilare un documento dove, in sostanza, apre (in maniera del tutto arbitraria) ai sacramenti anche ai cattolici divorziati e risposati.

"Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" si legge nel Vangelo di Matteo (19,6), richiamato anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica per spiegare come "l'unione matrimoniale dell'uomo e della donna è indissolubile". Sempre nel Catechismo della Chiesa Cattolica viene chiarito: "Questa inequivocabile insistenza sull'indissolubilità del vincolo matrimoniale ha potuto lasciare perplessi e apparire come un'esigenza irrealizzabile. Tuttavia Gesù non ha caricato gli sposi di un fardello impossibile da portare e troppo gravoso, più pesante della Legge di Mosè. Venendo a ristabilire l'ordine iniziale della creazione sconvolto dal peccato, egli stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del regno di Dio. Seguendo Cristo, rinnegando se stessi, prendendo su di sé la propria croce, gli sposi potranno 'capire' il senso originale del matrimonio e viverlo con l'aiuto di Cristo. Questa grazia del Matrimonio cristiano è un frutto della croce di Cristo, sorgente di ogni vita cristiana - precisando - Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il Matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall'atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un'alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina".

Il Catechismo della Chiesa Cattolica quindi precisa: "Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione. I coniugi non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio; non sono liberi di contrarre una nuova unione. In questa difficile situazione, la soluzione migliore sarebbe, se possibile, la riconciliazione. La comunità cristiana è chiamata ad aiutare queste persone a vivere cristianamente la loro situazione, nella fedeltà al vincolo del loro matrimonio che resta indissolubile. - e viene aggiunto - Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo («Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio»: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza".

Infine, il Catechismo sottolinea: "Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati: «Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il Sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio»".

Nonostante tale riflessione teologica della Chiesa Cattolica, la diocesi di Friburgo (e tutti coloro che cercano di tirare acqua al proprio mulino) hanno cancellato con un tratto di penna tale regola del Catechiesmo dopo che, a quanto pare, Papa Francesco, in una lunga intervista a Civiltà Cattolica, avrebbe "aperto" ai divorziati affermando tra le altre cose che "l'ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile". La diocesi di Friburgo, guidata dall'arcivescovo Robert Zollitsch (presidente della conferenza episcopale tedesca), invierà infatti nel corso della settimana un "documento simbolico" che punta però ad avere a quanto sembra "carattere di una direttiva valida per tutta la Germania" dove verrà spiegato che "ai divorziati risposati saranno offerti colloqui nei quali potranno raccontare le ragioni del fallimento del loro matrimonio e confrontarsi con la loro fede". Al termine di questo "corso", a quanto pare, i divorziati risposati potranno nuovamente partecipare pienamente alla vita della Chiesa e ai sacramenti.

Giunta la notizia in Vaticano, padre Ciro Benedettini, numero due della sala stampa vaticana, afferma: "Il documento della diocesi non ha autorevolezza. Non ci risulta, infatti, sia stato avallato dall'amministratore apostolico della diocesi (l'incarico di vescovo è scaduto lo scorso settembre), nonché capo della conferenza episcopale Robert Zollitsch. E' un'iniziativa autonoma di un ufficio interno della diocesi".

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