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Nucleare: il risultato di "Occupy Chernobyl"? Un morto a Donetsk

Erano eroi di Chernobyl, erano giovani e forti e sono morti. Quelli sopravvissuti alle radiazioni e al lavoro massacrante di decontaminazione, invece, rischiano di rimanere senza pensione. Così, per il solo fatto di essersi messi in sciopero della fame, i "liquidatori" sono stati "liquidati" a loro volta dalla polizia ucraina. Un uomo di 70 anni è morto. Il leader del movimento degli ex liquidatori commenta: "L'attacco della polizia alla tendopoli è stato un atto di terrorismo".

Le radiazioni hanno effetti a lungo termine, molti ne sono consapevoli (anche se mai abbastanza), ma che questi effetti avessero anche conseguenze a livello "pensionistico", pochi l'avrebbero davvero immaginato. Eppure i lavoratori che nel 1986 si impegnarono a "ripulire" (e alcuni lo fanno ancora oggi) il territorio contaminato del reattore sovietico di Chernobyl (che causò il peggiore disastro del nucleare civile a pari merito con Fukushima, tutte e due le tragedie sono infatti a livello 7 sulla scala INES), non hanno diritto alla pensione e ai sussidi che gli spettano. Questo ovviamente (e dovrebbe far molto riflettere) per il fatto che anche l'Ucraina ha dovuto "riformare" il sistema pensionistico come "pegno" e "impegno" nei confronti del FMI (Fondo Monetario Internazionale) in cambio di un "prestito" (cioè tecnicamente uno "Stand-by Program") di 15 miliardi di dollari. Chi fa le spese di questi tagli, che qui in Italia si accettano con una certa "indifferenza", di chi, probabilmente, ricorda appena la fame dei propri nonni e le lotte sindacali che hanno portato alla ricchezza dei "padri" di oggi (i figli-nipoti infatti sono "precari" ma sembra che non abbiano piena coscienza della gravità della situazione), sono ovviamente i più deboli. Eppure i superstiti dell'immane tragedia nucleare sovietica, veri eroi per coraggio e altruismo, così ben descritti nelle loro prime ore di lotta con il reattore di Chernobyl da Piers Paul Read in "Catastrofe - La vera storia di Chernobyl" (Sperling & Kupfer Editori), in un certo senso dovrebbero essere "pagati" dal mondo intero, dato che salvarono "a mani nude" non solo il loro Paese, ma anche l'umanità da pericoli radioattivi che sarebbero potuti essere, senza la loro azione immediata, molto peggiori. Per reclamare il diritto al welfare che il governo Ucraino sta tagliando, i "liquidatori" (e il loro soprannome ricorda gli eroi maledetti del "Roadside Picnic" di Arkady e Boris Strugatsky), hanno organizzato una protesta nella città mineraria di Donetsk dal 14 novembre. Trenta manifestanti hanno incominciato subito uno lo sciopero della fame per risolvere, con una azione nonviolenta, lo scandalo dei contributi statali che il governo ucraino non vuole versare. La temperatura da quelle parti è molto rigida ed era perciò stata fornita loro una tenda, una stufa e un generatore di corrente per non farli morire di freddo. Altre tende di altri "liquidatori" e di veterani della guerra in Afghanistan (anche loro vittime dei tagli) si sono aggiunte con il passare dei giorni. Insomma, l'accampamento era una versione orientale di quegli accampamenti che si fanno chiamare, preceduti da un "cancelletto" (l'hashtag di Twitter), "Occupy" in occidente. Ma a Donetsk in Ucraina l'atmosfera assomiglia più a quelle lotte dei minatori che si vedevano nei primi del '900, e nell'"Occupy Chernobyl" non c'era quell'aria "scanzonata" dei cinguettii sui social network e i "microfoni umani" che ripetono incessantemente a voce alta (come si faceva tanti anni fa negli asili in una celebre versione del "telefono senza fili") qualsiasi frase pronunciata da chi ha voglia di parlare. Tra i liquidatori di Chernobyl, stipati al freddo nelle tende nella notte scura, nessuna "rivoluzione 2.0", solo una protesta "d'antan" dove il senso di oppressione, di disperazione, di rabbia, di ingiustizia, di fame, di dolore, si tagliano col coltello. E come la storia insegna, queste proteste, soprattutto se nonviolente, finiscono molto male e nel silenzio assordante dei media "mainstream" a cui non importa molto di raccontare di coloro i quali, per un paio di giorni (cioè quando succedono le catastrofi), chiama "eroi" per vendere qualche copia (o pagnina web) in più. Il risultato della pacifica protesta e sciopero della fame dei liquidatori di Chernobyl è stato un blitz (domenica 27 novembre), della polizia ucraina che, secondo la stampa russa, ha caricato gli scioperanti, smontato la tenda principale, sequestrato la stufa e il generatore di corrente, lasciando così i poveri "ex eroi", ora dimenticati, al freddo gelido. L'accampamento era stato infatti dichiarato "illegale" la settimana prima. Nikolai Goncharov, leader della protesta, dopo aver dicharato che un liquidatore anziano, Gennady Konoplyov di 70 anni era morto per un "forte dolore al petto" dopo l'operazione di polizia, ha affermato: "L'attacco della polizia alla tendopoli è stato un atto di terrorismo".

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