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I bambini di Chernobyl: anche la seconda generazione muore. E ci avvisa

I bambini di Chernobyl sono cresciuti, ma anche la seconda generazione continua a subire gli effetti del disastro nucleare del 1986. Nelle province come quelle di Ivankov e Polesie, più vicine al reattore esploso, i tumori e le leucemie infantili non hanno sosta, anche a causa di una alimentazione radioattiva. Ecco perché prosegue per il terzo anno il progetto Radinka, promosso dall'associazione di volontariato Mondo in Cammino.

Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno declassificato 750 video sui test atomici condotti in atmosfera tra il 1945 e il 1962, prima e dopo Hiroshima e Nagasaki. L'obiettivo, però, non è quello di mostrare e diffondere gli effetti devastanti della bomba atomica ma calcolare la vera deterrenza nucleare USA.

Chi ha invece interesse (e cuore) a capire come la radioattività avvelena la vita, può vedere il video postato su Youtube dall'associazione di volontariato Mondo in Cammino, che mostra come vive la seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

Anche se sono passati infatti quasi 31 anni dalla catastrofe di Chernobyl, nelle zone dell'Ucraina più vicine a dove è avvenuto il fallout radioattivo a causa dell'incidente nucleare la situazione è ancora tragica. In province come quelle di Ivankov e Polesie, più vicine al reattore esploso, i tumori e le leucemie infantili non hanno sosta, come racconta il presidente della Onlus Massimo Bonfatti nel video.

Come si legge sul sito di Mondo in Cammino, su oltre 3.000 bambini, residenti nelle due province e sottoposti a screening sanitario è risultato che oltre il 30% ha livelli elevati di Cesio 137 all'interno dell'organismo, oltre l'82% presenta turbe del ritmo cardiaco, il 55,2% alterazioni tiroidee, il 79,1% livelli oltre la norma di omocisteinemia.

Questo amminoacido (l'omocisteina) risulta elevato - viene spiegato - perché nel 97% dei bambini esaminati delle due province, si sono ormai manifestate le mutazioni genetiche indotte dal fallout di Chernobyl, fra cui quelle del ciclo dei folati (vitamine del gruppo B che, attraverso riconversioni chimiche, tiene sotto controllo l'omocisteina). Per di più, oltre al danno genetico, influiscono sui livelli di omocisteina l'effetto diretto delle radiazioni (oltre agli effetti delle basse dosi di radiazione costantemente presenti, i radionuclidi sono abbondantemente rilasciati nel periodo primaverile/estivo quando si susseguono incendi nella zona di massima esclusione di Chernobyl che dista a pochi chilometri dalle scuole) e la funzionalità alterata della tiroide, causata - a sua volta - proprio dai radionuclidi.

L'omocisteina elevata causa gravissimi problemi in giovane età (dai 20 ai 40 anni): infarti del miocardio, ictus, tromboembolie, arteriosclerosi, malformazioni feto-placentari, aborti, patologie oncologiche. Le ultime ricerche, prosegue l'associazione, purtroppo non fanno che avallare e consolidre questi dati negativi: le malformazioni della tirode - sullo stesso campione omogeneo di bambini sottoposti a profilassi sanitaria - sono passate dal 6% del 2015 al 19% del 2016; su 1.337 bambini seguiti fino ai primi mesi del 2017, oltre il 32% è portatore di epatomegalia.

Sono bambini già anziani poiché la loro salute è paragonabile a quella di un ultra 60enne. Inoltre, in quelle zone la povertà costringe i bambini e le loro famiglie a produrre da sé il cibo. Animali, ortaggi, frutta non sono più un cibo che salva la vita, perché li condanna ad assimilare ulteriori radiazioni. Bonfatti spiega infatti che mangiando tali alimenti i bambini incorporano al loro interno i radionuclidi, elementi radioattivi che li aggrediscono dall'interno senza difese.

Il tutto nell'indifferenza dello Stato, che ha addirittura tagliato i fondi per le mense scolastiche delle province di Ivankov e Polesie, dove i bambini potevano nutrirsi con cibi non contaminati. Per evitare che i bambini rimangano 8 ore a scuola senza un pasto (a causa della povertà delle famiglie che non possono pagare le rette) e per contrastare l'incorporazione di radionuclidi del cibo di casa, Mondo in Cammino ha attivato il progetto Radinka, che ha raggiunto il suo terzo anno di vita.

L'organizzazione di volontariato, attraverso le donazioni, assicura infatti per tutto il periodo scolastico un pasto pulito, senza radiazioni. Il progetto Radinka, infatti, sostiene tutte le spese vive: nelle 23 scuole di Ivankov e Polesie paga per gli alimenti "puliti", per lo stipendio delle cuoche, per l'elettricità e per il riscaldamento della mensa.

In due anni, Mondo in Cammino ha raccolto 39.000,39 euro che hanno permesso di mantenere le mense scolastiche e fornire almeno un pasto giornaliero a oltre 350 bambini durante le 8 ore di scuola, per un totale complessivo di oltre 70.000 pasti. Sono però 1.900 i bambini a rischio delle province ucraine di Ivankov e Polesie ancora oggi fortemente contaminate dal fallout di Chernobyl. L'obiettivo per il terzo anno è di riuscire ad implementare di almeno 50 unità il numero dei bambini a cui assicurare un pasto non radioattivo a scuola.

Per adottare a distanza un bambino di Ivankov e Polesie, e garantigli un pasto sicuro e incontaminato, basta meno di 1 euro al giorno, appena 20 euro al mese, 200 euro l'anno. Per contribuire basta scegliere il metodo preferito e specificare nella causale "Radinka".

"Intervenire è categorico, ed è un assoluto morale. - dice Bonfatti - Non guardiamo negli occhi di questi bambini semplicemente per commuoverci e per trovare le motivazioni per una campagna umanitaria, bensì per trovare quelle che essi, innocentemente ma tragicamente, ci offrono per metterci in guardia dal non trasferire su scala maggiore quanto già l'evidenza del danno nucleare sta atrocemente e luttuosamente dimostrando su di loro su scala numerica inferiore!".

"Negli sguardi sofferenti di molti di questi bambini si intravede un futuro che potrebbe essere anche nostro. - avverte infine il presidente di Mondo in Cammino - Infatti, nella seconda generazione di questi 'bambini di Chernobyl' si osservano, ormai concretamente e scientificamente, le conseguenze di un danno che minaccia l'unica cosa che abbiamo in comune, noi e loro: il patrimonio genetico. I campanelli di allarme di Chernobyl e Fukushima sono già suonati; nei cimiteri di Ivankov e Polesie le lapidi dei bambini e dei giovani stanno occupando spazi spropositati".

© riproduzione riservata | online: | update: 23/03/2017

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