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Chernobyl paradiso degli animali o inferno dei bambini?

Chernobyl viene dipinta sempre più spesso come un paradiso della natura e degli animali. Ma la verità è un'altra: la natura è avvelenata e anche i mammiferi di Homo sapiens, unica specie vivente del genere Homo, sono esposti alla pesante contaminazione radioattiva interna. Massimo Bonfatti di Mondo in Cammino, che ha visitato recentemente Chernobyl, spiega l'apparente tragica "normalità" di questi luoghi. Con negli occhi i bambini di Radinka.

Chernobyl è la più grave catastrofe nucleare della storia insieme al disastro giapponese di Fukushima. Tutte e due le tragedie atomiche sono poste al settimo livello della scala INES. Secondo questa scala logaritmica, che misura la gravità degli incidenti nucleari, il livelo 7 corrisponde ad un "incidente catastrofico". La parola catastrofe viene dal verbo greco "catastrefo", che significa "capovolgere". E se c'è un verbo che può raccontare Chernobyl e Fukushima e ogni incidente nucleare, che sia civile o militare, è proprio il verbo "capolgere". La catastrofe nucleare non solo ha capovolto le sorti di centinaia di migliaia di abitanti sia a Chernobyl che a Fukushima, ma ha capovolto anche la verità legata a questi due luoghi, perché non si sapranno mai le vere ricadute sulla salute delle popolazioni contaminate (l'AIEA impedisce all'OMS, in base ad un accordo del 1959, di divulgare i dati "in materia di conseguenze sanitarie causate da incidenti o manifestazioni nucleari"). Di conseguenza ogni incidente nucleare prima sotterra la verità e poi ne plasma una copia e la lucida fino a che la mela velenosa diventerà rossa, lucente e incredibilmente invitante. Succede a Fukushima, dove ancora si nega il boom di cancro alla tiroide sui bambini e il premier Shinzo Abe visita la ghost city radioattiva di Okuma promettendo al suo Sindaco che farà ogni sforzo perché sia ricostruita al più presto, e succede con Chernobyl dove di anno in anno si ripropone il luogo come un posto in cui vivere e addirittura un vero e proprio paradiso naturalistico. L'ultima lucidata alla mela avvelenata è stata data dalla rivista Current Biology che ha comunicato al mondo come Chernobyl sia piena di vita animale.

La notizia ripresa trionfalmente dai più importanti giornali su carta e sul web, riporta in termini entusiastici i risultati della ricerca inglese che mostra come gli animali nella zona di esclusione siano abbondanti (a dispetto della radioattività). Titoli come "Torna la vita a Chernobyl, l'ex centrale è diventato il paradiso degli animali" (lastampa.it) e "Lupi, cervi e cinghiali il miracolo di Chernobyl da centrale nucleare a paradiso per animali" (repubblica.it) rendono bene il messaggio che si vuole dare alle masse. Per J.T. Smith della School of Earth and Environmental Sciences, dell'Università di Portsmouth e coordinatore dello studio "è molto probabile che i numeri della natura a Chernobyl siano addirittura migliori rispetto a prima dell'incidente". Soprattutto per i mammiferi, dice la ricerca. E così di anno in anno la catastrofe di Chernobyl, lungi dall'essere conclusa, sta quindi progressivamente capovolgendo anche l'immaginario collettivo sull'incidente nucleare. Non più tumori, mutazioni, aria, acqua, alimenti radioattivi, tute e maschere NBCR, militari, filo spinato, ma Chernobyl come luogo idilliaco dove gli animali prosperano. E se i mammiferi prosperano, perché non dovrebbero farlo i primati della famiglia degli ominidi, unica specie vivente del genere Homo?

Francesco Bochicchio, Direttore del "Reparto di Radioattività e suoi effetti sulla salute" dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), interrogato da "la Repubblica" su questa ultima ricerca spiega: "Ogni anno, in una zona non contaminata, una persona assorbe un millisievert circa di radiazioni. Vicino alla centrale oggi il livello sale attorno ai 130. La soglia oltre la quale il danno per gli organismi è certo è dell'ordine di grandezza di un sievert all'anno. Per raggiungerla, a Chernobyl ci vorrebbero circa 8 anni: un tempo compatibile con il ciclo vitale e riproduttivo di un mammifero". Ma il Professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contre les Rayons Ionisants), interpellato da Mainfatti.it fa notare delle inquietanti macchie sulla mela: "Le norme internazionali, sottoscritte dagli Stati, e scritte in chiare lettere nei documenti ufficiali della IRCP sanciscono che la dose annuale tollerabile non deve varcare la fatidica soglia 'naturale' di 1 milliSievert l'anno in quanto è accertato che questa dose costituisce in sé una induzione, nelle più blande stime, di circa 5 tumori mortali per 100 mila abitanti". Ma il problema, chiarisce Prof. Scampa è l'accumulo della contaminazione interna: "Soltanto i mammiferi delle zone contaminate da Chernobyl che non respirano, non bevono e non mangiano si proteggono contro una contaminazione interna ben più pesante e ben più deleteria di quella esterna e rimangono al di sotto di questo milliSievert. Ignorare la contaminazione interna subita dalle popolazioni locali è tradire il sacro dovere di radioprotezione nonché sputare sulle innumerevoli giovani tombe di cui queste terre maledette sono grevi".

Già le giovani tombe. Come stanno allora i mammiferi della specie Homo sapiens che abitano attorno alla zona di esclusione (quindi oltre l'"exclusion zone" dove gli altri mammiferi saltellano nel paradiso ormai solo "formalmente" radioattivo)? Se Current Biology ammette che la sua ricerca è meramente statistica e si basa su sorvoli in aereo della zona senza occuparsi della salute degli animali, è interessante raccogliere la testimonianza di chi, da queste zone radioattive, è tornato di recente. E' il caso di Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino, che insieme al fotografo di frontiera Perpaolo Mittica si sono recati alla centrale di Chernobyl, sui luoghi più nascosti in cui lavorano i "metallisti" (lavoratori "stalker" - nel senso dei fratelli Strugatsky - che sabbiano il metallo radioattivo il quale, una volta fuso, potrà servire per le biciclette dei nostri figli in occidente), e tra i bambini di una scuola di Radinka, villaggio vicino alla zona di esclusione. Il tour radioattivo è raccontato da Massimo Bonfatti su un articolo di Mondo in Cammino intitolato "L'inganno di Chernobyl". Una Chernobyl molto cambiata da quando Bonfatti l'aveva lasciata (oltre dieci anni fa) e che "non fa più paura, con il suo dolore ormai patinato e le grivne per comprarlo", scrive. Ma oltre l'immagine da cartolina l'Homo sapiens non se la passa di certo bene.

Testimonia Bonfatti: "Ai confini della zona di esclusione esistono realtà come quelle delle province di Ivankov e Polesie. Quello che non dicono i dosimetri lo dicono le persone. Mentre il Cesio - nascosto bene sotto terra a nutrire le radici delle coltivazioni, dei funghi, delle bacche e degli alberi - non fa più impazzire i contatori, crescono, in maniera inversamente proporzionale, le patologie". A questo punto l'articolo si sofferma sui dati del Professor Yury Bandazhevsky, che racconta come i "figli di Chernobyl" versino in una situazione di salute critica e che testimonia che "l'80% degli oltre 3700 bambini indagati, e che vivono in queste terre ai confini con la zona di esclusione, ha turbe del ritmo cardiaco, in relazione diretta con la quantità di cesio incorporata (si arriva anche al 90% di turbe cardiache in caso di concentrazione di Cesio 137 corrispondente a 92,5 Bq/kg)". E non si scherza neppure a Radinka, altro villaggio attorno alla zona di esclusione e tappa del viaggio di Mondo in Cammino. Un luogo dove "vi sono alti livelli di radiocontaminazione: dai 70 ai 110 kBq/mq per il Cesio 137; dai 10 ai 37 kBq/mq per lo Stronzio 90" e dove, scrive Bonfatti "la crisi economica va a braccetto con la radioattività. Come in altri villaggi, lo Stato ha tagliato le forniture di gas promulgando la direttiva di usare legna. E così, a Radinka, una parte degli alberi della natura lussureggiante della zona di esclusione, o con essa confinante, è stata tagliata e accatastata vicino alla scuola, in attesa di essere bruciata e di riprodurre per tutto l'inverno, e per ogni giorno, altri piccoli fallout". Mainfatti.it ha intervistato Massimo Bonfatti per conoscere, oltre la propaganda, la situazione di Chernobyl e dintorni.

Nei dieci anni in cui mancava da Chernobyl si è accorto che una "coltre" ha oscurato la catastrofe nucleare. La vegetazione ha "aggredito" Pripyat, la terra ha coperto il Cesio 137, la macchina turistica ha coperto il dolore della tragedia umana, l'abbandono statale ha steso un velo sull'indigenza dei poveri che vivono ai limiti della zona di esclusione. Crede che Chernobyl sia uno specchio dei tempi (come d'altronde lo era stato nel 1986)?

"Chernobyl, purtroppo, si è trasformata da problema a opportunità: opportunità per la lobby che sta costruendo lo shelter per coprire il blocco dei reattori danneggiati, opportunità per i tour turistici, opportunità per la solidarietà verso i 'bambini di Chernobyl', opportunità per lo Stato Ucraino al fine di accedere ai finanziamenti esteri per l'eterna messa in sicurezza dei territori colpiti dal fallout. Chernobyl è stata un pericolo ed ora non resta che la gestione delle conseguenze, che man mano scemeranno: questo è il mantra da diffondere, tanto caro all'AIEA e, d'altronde, umanamente consolatorio e rassicurante. Chernobyl è lo specchio che riflette un tempo passato e che sancisce la follia umana come norma. Chernobyl, ormai, è un mito che accompagna la nostra vita quotidiana e per cui non vale la pena preoccuparsi: un gigante domato da osservare con sufficienza. Una follia che sopravvive come norma solo perché nutrita di ignoranza, di disinteresse, di stupidità. E così viene derisa l'attualità di Chernobyl che è invece cogente e che rappresenta un pericolo non contenibile, oltre che essere un monito. Chernobyl, infatti, non è solo un'eredità del passato, ma una presenza certa per il futuro".

Nei giorni scorsi, come ciclicamente ogni anno, Chernobyl viene descritta come un paradiso per gli animali e, nella recente ricerca della rivista scientifica Current Biology, soprattutto dei mammiferi. I mammiferi umani che ha incontrato a Chernobyl come stanno? Sono felici di vivere in un paradiso?

"Chernobyl è un inferno travestito da paradiso: la natura ha preso il sopravvento nella cosiddetta zona di esclusione, non più contrastata dall'uomo. Le case a Pripyat sono sempre più avvolte dalla vegetazione. La natura si è ripresa quello che le era stato tolto. Ma è una natura velenosa, che attira lo sprovveduto come un'amanita muscaria confonde con i suoi colori vivaci. Nella 'natura' di Chernobyl c'è tutta la legge del contrappasso: 'Tu uomo mi hai avvelenato, ora io avveleno te'. E gli 'umani' che vivono nella zona di esclusione giocano la loro parte, quella che obbligatoriamente devono accettare per sopravvivere: fare finta che tutto vada bene e che la natura rigogliosa con gli animali selvatici sempre più numerosi sia un regalo e una prospettiva di fecondità per il futuro. L'istinto di sopravvivenza non può perdersi in sottigliezze o argomentazioni dotte. Anch'esso diventa norma trasformandosi in quotidianità che, giorno dopo giorno, diventa accettazione e che regala lo status di cittadino di Chernobyl. Un cittadino come gli altri: la radioattività non si vede, non si sente, non si tocca. I posti di blocco e i simboli della radioattività sono solo oggetti di un panorama consueto, come varcare la soglia del portone per entrare a casa, come i manifesti sul muro del condominio".

La popolazione che vive intorno alle zone di esclusione ha chiaramente contatti con il resto del mondo (televisione, turismo, giornali, internet, suppongo). Come vede se stessa? Come si racconta? E' consapevole della propria situazione? Con che spirito la vive? Sa di vivere, citando le sue parole, in "un paradiso da cui nessuno sarà cacciato perché già in esso c'è la dannazione"?

"La gente vive nella normalità più assoluta. Chernobyl è un villaggio ordinato, tutti si conoscono. La tranquillità che, come un leitmotiv di questa intervista, si fa anch'essa 'norma'. Se consapevolezza c'è, o diventa 'professionalità' per giustificare la presenza o il 'mestiere' svolto in quella realtà di contaminazione o, più semplicemente, si giustifica (autogiustifica?) in una minimizzazione del rischio confortata dai dati 'ufficiali' (quelli dell'AIEA) che non tengono conto delle presenza costante delle basse dosi di radiazione e della contaminazione interna (quella che, infatti, non farà mai suonare i detector da attraversare all'uscita dalla 'zona')."

Qual è la politica del governo ucraino nei confronti di queste popolazioni? Perché non esiste un piano di evacuazione? Qual è la sensibilità dell'ucraino medio nei confronti di questi concittadini? Esistono organizzazioni ucraine che si occupano di denunciare la situazione per salvare queste popolazioni dalla lenta morte radioattiva?

"L'attenzione maggiore verso le popolazioni che vivono a ridosso della zona di esclusione viene soprattutto da parte dalle associazioni di solidarietà straniere. Lo Stato ucraino è in pieno default finanziario e risolve i problemi escludendoli; il resto della popolazione è preso dalla sforzo quotidiano della sopravvivenza e volge la sua maggiore preoccupazione per la guerra nel Donbass e per il futuro generale dell'Ucraina. Il problema di Chernobyl resta ai margini e chi si affanna con ostinazione a denunciare la situazione, come il professore Bandazhevsky, trova grande difficoltà all'ascolto, soprattutto ora che le sue indagini hanno scoperto turbe cardiache nel 90% dei bambini analizzati e causate soprattutto dall'incorporazione del Cesio 137 attraverso l'alimentazione. Ma non solo. Le sue indagini stanno dimostrando le conseguenze genetiche nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl. Le verità del professore non sono solo contrastate oggettivamente dallo Stato ucraino per la manifesta impossibilità di intervenire economicamente nella prevenzione delle conseguenze, ma volutamente dalla lobby nucleare (AIEA in testa) per impedire che siano divulgate, non solo in quanto tali, ma anche perché hanno il coraggio di affermare e dimostrare che le conseguenze di Chernobyl non sono state solo quelle dirette e immediate, ma lo sono, e ancor di più, quelle indirette e che si sviluppano e svilupperanno nel tempo, anche ora, a distanza di 30 anni!"

Mondo in Cammino sta organizzando una raccolta fondi per portare concretamente sollievo ai bambini della scuola di Radinka. Ci può raccontare la "vita scolastica" di questi piccoli? Come i nostri lettori possono aiutare questi bambini?

"Radinka è un villaggio che si trova ai confini della zona di esclusione, colpito 30 anni fa dal fallout di Chernobyl e che continua ad essere colpito dai fallout sottovento, come quelli provocati dai vasti incendi succedutisi nella zona di esclusione nella primavera e estate scorsa1. Lo stato per mancanza di fondi ha tagliato l'erogazione del gas e la refezione scolastica. I bambini sono rimasti al freddo per diverso tempo e rischiano di esserlo per il futuro se non si riesce ad intervenire. Inoltre molti bambini provengono da famiglie povere e la stragrande maggioranza di essi rimane tutto il periodo scolastico (otto ore giornaliere più eventuali 2 ore di viaggio) senza mangiare. Una grande ironia della sorte! In questa scuola che adesso sarà riscaldata da una caldaia che brucerà legna radioattiva raccolta nei boschi circostanti da alcuni volenterosi a fine estate e che produrrà nuovi fallout, si affianca l'impossibilità, da parte di molti scolari, di accedere al servizio mensa. Un tragico connubio fra radioattività e povertà. Mondo in cammino ha deciso di intervenire per questi bambini e ha dato inizio ad una raccolta fondi che terminerà a fine gennaio 2016. Una parte dei fondi verrà già portata direttamente dal sottoscritto ed atri volontari in una prima missione a fine novembre".

Sul sito di Mondo in Cammino c'è una pagina chiamata "SOS Radinka" che permette di conoscere in dettaglio il progetto e come aiutare questi bambini. Ecco le righe finali del SOS che lancia Bonfatti: "I bambini di questa scuola sono seguiti dal prof. Bandazhevsky: a parte i problemi cardiaci, oltre il 65% soffre di immunodeficienza e corre rischio di ammalarsi seriamente durante l'inverno. Radioattività, povertà, freddo: un mix micidiale. Aiutatemi in questa sfida!" Perché anche le catastrofi a loro volta si possono "capovolgere" con un po' di solidarietà.

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