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Chernobyl: nuovo fallout radioattivo da Ucraina. Rischio alimenti in Italia?

In Ucraina esiste un nuovo fallout radioattivo figlio del disastro di Chernobyl, avvenuto 31 anni fa, che sta interessando l'Europa e gli alimenti che finiscono nelle nostre tavole, anche in Italia. Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino, invia una denuncia al Parlamento europeo ed italiano per svelare l'inquinamento radioattivo della centrale termoelettrica a biomasse EkoTES. L'intervista a Mainfatti.it

"Il 26 aprile del 2016 ero stato invitato dal prof. Yuri Bandazhevsky, in qualità di relatore, ad un convegno ad Ivankov in occasione del trentennale dell'incidente nucleare di Chernobyl. Alla fine del mio intervento si è avvicinato al tavolo dei relatori un signore, a me ignoto, il quale mi allungava un biglietto scritto al computer in stampatello. Lo presi: in poche righe raccontava del fallout della centrale a biomasse di Ivankov, di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza. L'uomo che mi aveva allungato il biglietto era Sergei Grishenko, il leader del fronte anti EkoTES".

E' così che Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino, viene a sapere che in Ucraina esiste un nuovo fallout radioattivo, figlio di Chernobyl, che sta interessando l'Europa, come racconta in una intervista esclusiva a Mainfatti.it. Ad un anno esatto di distanza ed a 31 anni dall'incidente nucleare di Chernobyl, nonché dopo indagini approfondite, Bonfatti invia oggi una lettera denuncia a tutti i parlamentari europei ed italiani.

Le ricadute radioattive della centrale ucraina EkoTES, difatti, potrebbero essere arrivate anche in Italia.

L'organizzazione di volontariato italiana "Mondo in Cammino" da anni aiuta le popolazioni delle province ucraine di Ivankov e Polesie colpite dal fallout dell'incidente nucleare di Chernobyl, poiché a causa del disastro nucleare del 1986 anche la seconda generazione continua a subire gli effetti delle radiazioni, ed a morire.

Il professor Yuri Bandazhevsky ha infatti dimostrato che circa il 90% "dei bambini soffre di turbe cardiache correlate all'incorporazione nel tempo di Cesio 137" mentre "oltre il 60% ha patologie da aumento dell'omocisteina ematica per comparsa di danni genetici da radiazione nel ciclo dei folati e da assunzione di alimenti contaminati". Vi è inoltre "un riscontro frequente di noduli e tumori tiroidei" e "di incorporazione di Cesio 137".

Paradossalmente, però, "gli abitanti di queste province temono di più le conseguenze del fallout indiretto di Chernobyl causato dalla EkoTES che le altre conseguenze del fallout di Chernobyl (per esempio, la contaminazione radioattiva derivante dalla catena alimentare)" ci rivela nell'intervista Massimo Bonfatti, che spiega: "Il motivo è da ricercarsi ormai in una inconscia paura che Chernobyl ha lasciato, ma soprattutto è evocato dalla presenza 'visiva' del fumo che esce dalla centrale di Ivankov".

Come si legge nel testo della denuncia al Parlamento europeo ed italiano, infatti, "è in funzione dal 2014 la centrale termoelettrica a biomasse 'EkoTES' nella città di Ivankov (provincia di Ivankov, Ucraina) di proprietà della 'Biogazenergo', registrata il 19.07.2005 nell'offshore cipriota 'Welenata Services LTD'", finanziata dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) con "un prestito di 15,6 milioni di euro" nonostante non possa elargire fondi a "progetti laddove sussista un fattore di rischio per danno ambientale".

Nella lettera ai parlamentari, Bonfatti ricorda che "la provincia di Ivankov, ai confini della zona di esclusione di Chernobyl, è stata fortemente contaminata dal fallout dell'incidente nucleare e continua ad essere ricontaminata dai fallout dei vari incendi che si presentano ogni estate nella zona di esclusione".

Il problema, come rivela il presidente di Mondo in Cammino, è che "al fallout di Chernobyl si aggiunge da qualche anno il fallout conseguente alle emissioni di EkoTES", e questo nonostante la centrale sia stata costruita senza passare "la perizia nell'ambito della sicurezza radioattiva".

Nella denuncia si specifica che "la centrale, in piena potenza, brucia fino a 641,76 tonnellate al giorno e il legname è prelevato nelle zone contaminate di Ivankov e si sussurra anche di trasporti illegali dall'area di esclusione". Bonfatti riferisce infatti che "sono stati più volte documentati TIR carichi di legname in uscita dalla zona di esclusione attraverso il check point di Dityatki", specificando: "L'ultima segnalazione, a noi nota, è quella di TIR incolonnati in uscita il 28 marzo 2017 (ore 18,05 circa), fotografati dal nostro fotoreporter Pierpaolo Mittica".

A Mainfatti.it, Massimo Bonfatti spiega: "Di trasporti se ne parla diffusamente in Ucraina, soprattutto fra gli abitanti che vivono nelle province confinanti con la zona di esclusione. Penso, però, che all'EkoTES sappiano, in qualche modo, della nostra investigazione. Ora il legname raccolto dai camion della EkoTES non arriva più direttamente alla centrale, ma viene lasciato in un centro di raccolta presso uno dei villaggi attorno alla centrale e da qui trasportato direttamente alla centrale, in modo da confondere sulla provenienza del legname (praticamente il legname che giunge alla EkoTES risulta arrivare direttamente da camion che l'hanno caricato nel centro di raccolta). - ed aggiunge - Strana questa manovra sviante della EkoTES; sta di fatto che se uno (come ha fatto Sergei) si avvicina al punto di raccolta, gli vengono lanciati contro cani latranti. Quello che però stupisce di più è il trasporto di quel legname che, dalla cosiddetta zona di esclusione di Chernobyl, attraversa come 'legale' il check point di Dityatki per andare chissà dove… (ne possediamo testimonianza fotografica)".

Nell'informare i parlamentari che alla centrale inoltre "pare che non esistano o non vengano regolarmente utilizzati i filtri contro le emissioni aeree", il presidente di Mondo in Cammino avverte che secondo la perizia condotta dal dr. Grishenko, fisico dipendente dell'Istituto di Fisica dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Ucraina, "per ogni quintale di legno bruciato la centrale produce 1 Kg di cenere con un contenuto medio di radioattività di 3.000 Bq/kg; per quanto riguarda, invece, le emissioni aeree si desume che, alla dose effettiva di 1mSv, la centrale emetta una quantità di radiazioni sufficienti a irradiare 500.000 bambini o 330.000 maggiori di 17 anni".

Il problema però non riguarda solo l'Ucraina. Bonfatti osserva che "statisticamente dal 2 all'8% dei radionuclidi presenti nelle emissioni aeree, causate dalla centrale, ricadono in Europa in conseguenza degli eventi meteorologici".

Inoltre, "la cenere radioattiva prodotta dalla centrale, oltre a essere usata per le civili abitazioni come amalgama al calcestruzzo, viene distribuita in tutta l'Ucraina e viene usata come fertilizzante per i terreni per aumentare la resa quantitativa della produzione agricola".

Il fatto è che "la produzione agricola ottenuta dalla cenere radioattiva della centrale termoelettrica di Ivankov raggiunge anche il mercato europeo".

Ad oggi, non esistono dati specifici riguardo la quantità di produzione agricola contaminata giunta sulle tavole europee, ma crea "preoccupazione", come dichiara Bonfatti, venire a sapere che "nell'anno 2015 vi è stata un'esportazione verso l'Unione europea di oltre 53,500 milioni di tonnellate di prodotti agricoli e alimentari; nel 2016 di oltre 58,500 milioni" tanto che lo scorso anno i Paesi membri UE "hanno consumato circa un terzo dei prodotti alimentari e agricoli esportati dall'Ucraina". A questo si aggiunge che l'Ucraina sta incrementando le esportazioni di grano, quadruplicate in Italia nel 2016 fino a toccare le 600.000 tonnellate.

Nella denuncia il presidente di Mondo in Cammino chiarisce inoltre che "senza considerare queste esportazioni, la contaminazione radioattiva da alimenti ha già ora raggiunto livelli preoccupanti" visto che l'Euratom (Comunità europea dell'energia atomica) ammette nel proprio regolamento che i calcoli sui livelli massimi ammissibili di contaminazione degli alimenti si basano, testualmente, "sul presupposto che il 10% degli alimenti consumati ogni anno sia contaminato".

La denuncia di Mondo in Cammino ricorda a tutti che il disastro di Chernobyl purtroppo è di grande attualità. A Massimo Bonfatti Mainfatti.it ha quindi chiesto: "Pensi che il mondo politico e le istituzioni (ucraine ed europee) si siano dimenticati in questi ultimi anni che il problema poteva tornare sotto altre forme, come quello alimentare o quello delle emissione aeree? Pensi che ci sia stata una pericolosa disattenzione al riguardo oppure la volontà di nascondere la cenere (radiottiva in questo caso) sotto il tappeto?"

Risponde Bonfatti: "Più gli anni passano, più Chernobyl sembra un problema lontano. Più gli anni passano, più un'opinione pubblica distratta o alle prese con altri problemi, non vuole (o vorrebbe) più essere preoccupata dal problema Chernobyl, tant'è che alcune volte noi stessi - che cerchiamo di tenere sempre desta l'attenzione - siamo accusati di catastrofismo. E così la 'furba' politica di minimizzazione dei rischi da parte della lobby nucleare fa presa fino, addirittura, ad arrivare alle irridenti iniziative, proprio in coincidenza con il trentunesimo anniversario dell'incidente di Chernobyl, delle 'porte aperte' al nucleare presso i siti italiani".

"Il problema del nucleare, o meglio, dei rischi del nucleare, non è mai stato dimenticato dalla lobby nucleare: - ci sottolinea il presidente di Mondo in Cammino - è stato solo nascosto sotto il tappeto per decenni. E' un tappeto che prima o poi non potrà più nascondere le bugie o le manomissioni sulle conseguenze generali di questo immane fallout che ci perseguita dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e - in maniera particolare - le menzogne riguardanti il disastro di Chernobyl e le sue conseguenze, a iniziare soprattutto da quelle sulle popolazioni locali, in cui i danni presso la seconda generazione dei bambini di Chernobyl paiono ancora più seri di prima, a causa ormai dell'oggettiva evidenza del passaggio del danno nucleare a livello genetico, come le ultime ricerche del prof. Bandazjevsky hanno dimostrato. Il riscontro di questo danno genetico riguarda tutti noi: quello che sta succedendo alle popolazioni di Chernobyl, se non sapremo intervenire, è quanto - fra qualche generazione - potrà avvenire ai figli dei nostri figli. Ripeto, per essere più chiaro: il patrimonio genetico ci accomuna tutti! Ma vi è una nota positiva e molto importante: abbiamo ancora tempo per invertire la rotta se sapremo cogliere tutti i campanelli d'allarme che finora hanno suonato (non ultimo quello di Fukushima)".

Massimo Bonfatti ci spiega ancora: "E' stata anche questa constatazione di inerzia, silenzio, forse pressione 'mafiosa' o, se non altro, omertosa, che ci ha indotto a percorrere la strada della denuncia presso la massima istituzione europea, e non solo per averne un ritorno mediatico maggiore, ma soprattutto per portare all'attenzione delle istituzioni e della opinione pubblica europea un pericolo che travalica i confini della sola Ucraina".

Perché a differenza dei protagonisti del film drammatico "L'ultima spiaggia (On the Beach)" di Stanley Kramer per noi "c'è ancora tempo...", ma poco.

© riproduzione riservata | online: | update: 26/04/2017

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