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Chernobyl, ancora incendi dolosi. Mondo in Cammino: monitorare nube radioattiva

Chernobyl brucia ancora. Dopo gli incendi divampati nell'aprile e nel giugno scorso, le fiamme hanno lambito nuovamente la zona di esclusione attorno alla vecchia centrale nucleare di Chernobyl, esplosa nel 1986. Già da aprile Massimo Bonfatti, presidente di Mondo In Cammino, invitava la Comunità internazionale a monitorare la nube radioattiva e di metterla in relazione con le precipitazioni atmosferiche.

Chernobyl brucia ancora. Dopo gli incendi divampati nell'aprile e nel giugno scorso, le fiamme hanno lambito nuovamente la zona di esclusione attorno alla vecchia centrale nucleare di Chernobyl, esplosa nel 1986. Ad aprile le fiamme avevano distrutto un territorio di circa 320 ettari, il 29 giugno altri 130 ettari di erba secca, canne e torba mentre sabato 9 agosto le fiamme hanno distrutto ulteriori 32 ettari di bosco. Il capo dello State Emergency Service dell'Ucraina Nikolay Chechetkin ha riferito che fino al 70% degli incendi che hanno arso la zona di esclusione di Chernobyl sono dolosi. Il vice capo ha infatti confermato che l'incendio del 9 agosto è quasi sicuramente di origine dolosa "perché è iniziato nel mezzo della foresta e le fiamme si sono diffuse in una forma specifica".

Diversi esperti di radioprotezione hanno avvertito che i radionuclidi assorbiti dal fogliame dal terreno contaminato attorno alla centrale nucleare di Chernobyl, a seguito del disastro del 1986, possono essere facilmente rilasciati in aria a causa degli incendi, con conseguente effetto negativo sulla salute delle persone che respirano tali particelle. Inoltre questi elementi radioattivi rilasciati dagli alberi per via dei roghi "si possono diffondere con il vento su lunghe distanze" come avverte Yury Bandazhevsky, uno scienziato che lavora sulle conseguenze sanitarie del disastro di Chernobyl.

Al contrario, invece, le autorità di Kiev assicurano che non esiste alcuna minaccia di contaminazione radioattiva. Dopo il primo l'incendio dell'aprile scorso, il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk aveva sostenuto: "Il livello di radiazioni è assolutamente nella norma. Il livello massimo di sicurezza consentito è di 50 micro Roentgen e nella zona di esclusione ora è di 21, a Kiev di 11". Dopo tali dichiarazioni Massimo Bonfatti, presidente di Mondo In Cammino, aveva però già avvertito che l'incendio aveva "sicuramente causato un ri-fallout di radionuclidi", precisando che "nella nube sviluppatasi dai fumi dell'incendio sono presenti particelle respirabili di Stronzio, Cesio, differenti isotopi di Uranio e il terribile Americio 241". Bonfatti ricordava inoltre che "nella zone di esclusione si sta assistendo (studi dell'équipe di Mousseau) a un mancato decadimento della materia organica che implica, a sua volta, una maggiore permanenza (rispetto a quella prevista) di radioattività negli alberi. - evidenziando - Infatti nelle foreste 'normali' gli alberi caduti al suolo si riducono in segatura nel giro di 10 anni, mentre nella zona di esclusione il tempo è pressoché raddoppiato". "A fronte di questi dati - sottolineava quindi il presidente di Mondo in Cammino - è legittima la preoccupazione sull'alta possibilità che gli incendi, nella zona di esclusione, possano diventare catastrofici". Infine, Bonfatti chiariva che "come al solito i dati che sono stati diffusi riguardano esclusivamente i livelli di contaminazione radioattiva 'gamma aerea'. - aggiungendo - Dati teoricamente corretti, ma ingannevoli: un irraggiamento esterno 'debole', può risultare un irraggiamento interno 'dannoso', come nel caso della presenza 'poco rumorosa', ma molto tossica, del plutonio nell'aria. Un maggior numero di radionuclidi (in qualità e quantità) sarà ora disponibile per l'alimentazione umana attraverso le colture, i prodotti del sottobosco, i pascoli e le varie preparazioni alimentari derivanti".

Per tutti questi motivi il presidente di Mondo in Cammino invitava la Comunità internazionale a "seguire il percorso della nube, di metterla in relazione con le precipitazioni atmosferiche, di valutarne la composizione senza dimenticare di tenere in considerazione la presenza di plutonio" poiché "per quanto modestamente rintracciabile o rilevabile solo da deboli valori gamma, rimane, a dispetto di questa bassa attività, il nuclide più dannoso di tutti per la contaminazione interna" ricordando ciò che è stato rilevato dagli studi dell'AIPRI e cioè che "a differenza del Cesio è sufficiente pochissimo plutonio per definire una zona come proibita (5.000 Bq/m2 di Plutonio contro 550.000 Bq/m2 di Cesio137)".

Finora però la Comunità internazionale, almeno pubblicamente, non ha seguito il percorso della nube radioattiva nonostante Bonfatti segnalava, dopo l'incendio di aprile, che per esempio "in Francia è previsto un aumento di tre volte della radioattività". Eppure da allora sono scoppiati periodicamente altri grossi incendi, ed ora si scopre che sono praticamente tutti di origine dolosa. Chi ha quindi interesse ad incendiare l'area attorno a Chernobyl? E sopratutto, perché la Comunità internazionale non si preoccupa della salute dei cittadini europei (ed europei in fieri)?

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