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Chernobyl 30 anni dopo: a rischio due generazioni a partire da oggi

"Per me, il problema di Chernobyl non è finito... è appena iniziato. Ho molta paura che possa coinvolgere due generazioni a partire da oggi, anche quando non ci saranno più i discendenti della popolazione bielorussa o russa direttamente colpita dal disastro" avverte Yuri Bandazhevsky, primo scienziato in Bielorussia a fondare un istituto per studiare l'impatto di Chernobyl sulla salute umana. Eppure 30 anni dopo Chernobyl, Fukushima non è riuscita ad entrare nell'immaginario collettivo dell'orrore nucleare.

"Per me, il problema di Chernobyl non è finito... è appena iniziato. Ho molta paura che possa coinvolgere due generazioni a partire da oggi, anche quando non ci saranno più i discendenti della popolazione bielorussa o russa direttamente colpita dal disastro. E' necessario l'aiuto della Comunità Internazionale con la stessa urgenza con cui si è mobilitata subito dopo l'incidente" avverte Yuri Bandazhevsky, 59 anni, primo scienziato in Bielorussia a fondare un istituto per studiare l'impatto di Chernobyl sulla salute umana, in particolare sui bambini, vicino alla città di Gomel, a circa 200 chilometri dal confine con l'Ucraina.

Ed infatti ancora oggi, giorno in cui cade il 30esimo triste anniversario del disastro di Chernobyl, ai confini della sua "zona di esclusione" si vende del latte che supera di 10 volte i limiti di isotopi radioattivi fissati dalla sicurezza alimentare ucraina, come rivela in una inchiesta l'Associated Press. Secondo l'analisi condotta da Minsk lab il campione di latte consegnato dall'AP conteneva 37,5 becquerel per chilogrammo di stronzio 90 (contro il limite di 3,7 becquerel), isotopo radioattivo che, insieme al Cesio 137, è comunemente prodotto durante la fissione nucleare. Lo stronzio 90 simula il comportamento del calcio nel corpo umano, stabilendosi nelle ossa.

Ma anche nella vicina Bielorussia "non vi è alcuna protezione della popolazione dall'esposizione alle radiazioni. Al contrario, il governo sta cercando di convincere la gente a non prestare attenzione alle radiazioni, e il cibo è coltivato in aree contaminate e commercializzato in tutto il Paese" sottolinea ancora Bandazhevsky. Ma non solo. I prodotti agricoli ucraini e bielorussi vengono anche esportati, soprattutto in Russia.

Ausrele Kesminiene, un medico nell'unità di ricerca sul cancro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha ricordato che il consumo di cibo radioattivo è legato principalmente allo sviluppo del cancro nella tiroide, una ghiandola nel collo che produce ormoni che regolano nell'adulto l'attività metabolica influenzando la funzione di ogni organo e tessuto mentre nel feto lo sviluppo cerebrale. La divisione del Belarusian Emergencies Ministry che si occupa delle conseguenze di Chernobyl, rivela che il tasso di cancro alla tiroide nei bambini è di 33 volte superiore rispetto a quella rilevata prima dell'esplosione nucleare.

A breve però i casi di cancro alla tiroide potrebbero subire un drastico calo, ma non per via della fine delle radiazioni. Il National Cancer Institute sta infatti riclassificando tale patologia che prossimamente potrebbe essere chiamata scientificamente non più "variante follicolare incapsulata del carcinoma papillifero tiroideo" ma "non invasiva neoplasia follicolare della tiroide con le caratteristiche nucleari come del papilloma". In sostanza, la parola cancro viene eliminata.

Non è però il fattore tempo ad aver fatto dimenticare gli effetti dell'esplosione di una centrale atomica, quanto piuttosto il fattore mediatico, visto che quella di Fukushima è saltata in aria appena 5 anni fa e, seppur classificata al settimo livello della scala INES esattamente come Chernobyl, non è riuscita ad entrare nell'immaginario collettivo dell'orrore nucleare.

Eppure, l'eredità di Fukushima è sotto gli occhi di tutti e comincia a far sentire il suo peso (anche un tanto al chilo). Mentre c'è chi tenta di tranquillizzare la popolazione giapponese (e non solo) mangiando "pubblicamente" alimenti provenienti dalle zone contaminate di Fukushima, tanto che l'Unione europea avrebbe deciso di non richiedere più lo screening sulle radiazioni per alcuni prodotti alimentari importati dalla prefettura in cui sorge la centrale nucleare distrutta dallo tsunami del 2011, c'è chi denuncia il fenomeno del gigantismo che sta colpendo la flora presente nell'area.

Ad essere colpita è soprattutto la terza generazione di alberi, frutta e verdura e il fenomeno sembra in continuo aumento tanto che c'è chi si domanda cosa succederà nella quarta, quinta e successive generazioni di piante. Senza dimenticare le "due generazioni a partire da oggi" di esseri umani in cui si perpetueranno inevitabilmente i devastanti effetti della contaminazione radioattiva.

A subire delle mutazioni non sono però purtroppo solo frutta e verdura ma la società tutta. Tanto che mentre il mondo commemora ipocritamente l'anniversario di Chernobyl nell'Oceano Pacifico si sta innescando un possibile collasso della catena alimentare che non merita nemmeno un servizio al telegiornale davanti al quale in tanti si saranno seduti aprendo per pranzo una scatoletta di tonno, con il rischio che sia tra quei "portatori sani" di radioattività9.

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