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Un terzo delle merci passa per il Brennero: con chiusura più 10% prezzi dei prodotti

"Un terzo delle merci che entrano ed escono su gomma dal nostro paese attraverso le Alpi 'investono' il Brennero. Ogni ora di lavoro costa mediamente 60 euro. Con un ritardo di sole 2 ore è stato stimato un aumento dei noli del 10% che ricadrà, nel medio e lungo periodo, sui costi e quindi sui prezzi dei prodotti e di conseguenza sul consumatore finale", riporta in un comunicato la Cgia di Mestre.

"Un terzo delle merci che entrano ed escono su gomma dal nostro paese attraverso le Alpi 'investono' il Brennero. Degli 89 milioni di tonnellate di merci che complessivamente transitano ogni anno lungo i nostri confini alpini su Tir, 29 sono 'assorbiti' da questo valico" si riporta in una nota dalla Cgia di Mestre.
"Se poi aggiungiamo anche gli 11,7 milioni di tonnellate di merci che viaggiano su ferrovia - spiega inoltre l'Associazione degli artigiani -, la dimensione complessiva delle merci in transito sul Brennero supera i 40 milioni di tonnellate all'anno."
Viene quindi evidenziato: "E' evidente che la decisione di ripristinare i controlli al Brennero colpirà soprattutto l'autotrasporto. Per i Tir si allungheranno notevolmente i tempi di ingresso/uscita dal valico."

Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, fa notare quindi che "ogni ora di lavoro costa mediamente 60 euro. Con un ritardo di sole 2 ore è stato stimato un aumento dei noli del 10% che ricadrà, nel medio e lungo periodo, sui costi e quindi sui prezzi dei prodotti e di conseguenza sul consumatore finale".
"I risultati negativi - osserva invece il segretario della Cgia Renato Mason - investirebbero anche le imprese manifatturiere italiane e, in particolar modo, quelle del Nordest che lavorano con consegne giornaliere 'just in time' verso i Paesi del nord Europa. A causa dei ritardi delle consegne potrebbero rischiare di pagare penali salatissime, con il pericolo di perdere anche le commesse".

La Cgia di Mestre avverte quindi che "se dopo l'Austria anche altri Paesi chiudessero le frontiere l'eventuale sospensione/abolizione dell'intera area Schengen avrebbe delle ricadute molto negative sull'autotrasporto che, assieme all'edilizia, è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi".
Tra il 2009 e il 2015 il numero complessivo delle aziende di questo settore è infatti sceso di oltre 22mila unità. Al 31 dicembre 2015 erano attive 86.590 imprese.
L'Associazione sottolinea quindi che "l'eventuale blocco di Schengen avrebbe un effetto dirompente anche per l'Unione europea che nella peggiore delle ipotesi potrebbe costare fino a 94 miliardi di euro all'anno".

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