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Fondi UE: Cgia conferma che Italia rischia di perdere 9,3 miliardi di euro

La Cgia di Mestre avverte che l'Italia rischia di perdere una parte di 9,3 miliardi di euro di fondi UE non ancora certificati. A stretto giro è arrivata la replica del governo per voce del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che afferma che la Cgia avrebbe "fatto confusione" tra i pagamenti effettuati al 31 dicembre 2015 e la percentuale di spesa certificata. Ma l'associazione conferma.

La Cgia di Mestre avverte che l'Italia rischia di perdere una parte di 9,3 miliardi di euro di fondi UE non ancora certificati spiegando in una nota che "su una dotazione complessiva di ben 46,4 miliardi riferita al programma 2007-2013, entro il 31 dicembre 2015, data entro la quale bisognava far ricorso a questi contributi, la spesa certificata si è attestata a 37,1 miliardi di euro (pari al 79,9 per cento del totale)". In sostanza "non sono ancora stati certificati 9,3 miliardi di finanziamenti europei, dei quali 6,6 in capo alle Regioni e 2,7 miliardi di competenza dello Stato centrale". La Cgia ricorda comunque che "le Regioni hanno tempo fino al 31 marzo 2017 per presentare le pezze giustificative delle spese sostenute, anche se queste ultime devono essere state sostenute entro e non oltre la fine dello scorso anno".

A stretto giro è arrivata la replica del governo per voce del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, che in una intervista al Corriere della Sera afferma che la Cgia avrebbe "fatto confusione" tra i pagamenti effettuati al 31 dicembre 2015 e la percentuale di spesa certificata. La Cgia però chiarisce in una nota che "sostenere che i fondi sono stati spesi tutti entro il 31 dicembre 2015, come sostiene l'On. De Vincenti, è in contrasto con i dati che noi abbiamo presentato nel documento che sono, ironia della sorte, di fonte governativa e del ministero dellEconomia e delle Finanze" e che si possono trovare sul sito www.opencoesione.gov.it.
Fatto sta che negli ultimi 15 anni il nostro Paese è risultato essere un contribuente netto, ovvero gli italiani hanno versato di più di quanto hanno ricevuto".

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