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CGIA: tra banche ed imprese tutto rovesciato, prestiti a chi non è affidabile

In un anno, sono crollari i prestiti bancari del 5,2%, e la maggior parte di questi non sono erogati alle piccole e medie imprese ma ai grandi gruppi o alle società industriali, come spiega la Cgia di Mestre denunciando: "Tra banche ed imprese tutto è clamorosamente rovesciato".

In un anno, i prestiti bancari alle imprese sono crollati di 50,2 miliardi di euro (-5,2 per cento). A diffondere gli ultimi dati che dimostrano le difficoltà delle imprese nel rimanere sul mercato è la Cgia di Mestre, che evidenzia infatti come nello stesso periodo (ottobre 2012/2013) le sofferenze siano invece aumentate di 22,7 miliardi di euro (+24,9 per cento). Inoltre, Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA, mette in evidenza come "il nostro sistema creditizio presenta dei nodi strutturali che vanno assolutamente affrontati", e spiega: "Il 10% dei maggiori affidati riceve l'81,8% del totale dei finanziamenti. Questi soggetti non sono costituiti da piccoli imprenditori, da famiglie o da titolari di partite Iva, bensì quasi esclusivamente da grandi gruppi o società industriali. In linea generale non ci sarebbe nulla da obbiettare se questo 10% fosse costituito da soggetti solvibili. Invece, dall'analisi della distribuzione del tasso di insolvenza, emerge che il 78,9% è concentrato nelle mani del 10% dei migliori affidati. In buona sostanza, nei rapporti tra banche ed imprese tutto è clamorosamente rovesciato: chi riceve la quasi totalità dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi, mentre chi dimostra di essere un buon pagatore ottiene il denaro con il contagocce". A tutto questo, si aggiunge il fatto che alle Pmi italiane il tasso medio applicato dalle banche è del 5,12%, quello riferito alle grandi imprese è del 4,36%, a dimostrazione, sottolinea la CGIA di Mestre, che "il nostro sistema creditizio premia i grandi e non i piccoli".

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