le notizie che fanno testo, dal 2010

Cesare Battisti: i primi a prendere le armi sono stati gli Stati

Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac, rilascia una nuova intervista. Battisti non solo rivendica il fatto di non aver mai ucciso ma sostiene che "i primi a prendere le armi, sono stati i regimi, gli Stati" per "distruggere i movimenti culturali, ricchissimi di quei tempi".

Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), rifiugiatosi in quel Brasile che ha negato all'Italia la sua estradizione, non manca di rilasciare in quest'ultimo periodo interviste. Prima alla rivista brasiliana "Istoé" dove Battisti afferma di non potersi pentire di ciò che non ha fatto, sostenendo anche: "Mi stanno accusando di omicidi. I responsabili sono stati presi e torturati. Quando si sono verificate le morti, io non stavo più nell'organizzazione". Ora Cesare Battisti si concede invece per una intervista video pubblicata sul sito web del quotidiano brasiliano "Folha" dove afferma che in Italia "è stata quasi una guerra civile", ribadendo: "Se me lo avessero ordinato, avrei ucciso. Ma per fortuna non è mai successo, non ho mai creduto che questa fosse una via d'uscita". Cesare Battisti spiega poi: "Ero molto giovane, e come tanti dopo il '68 abbiamo ritenuto che potevamo sistemare il mondo con le armi. Ma calma, non siamo stati noi i primi a prendere le armi, sono stati i regimi, gli Stati, che hanno iniziato a usare le armi e a uccidere. Il movimento rivoluzionario ha accettato la provocazione e ha risposto con le armi". L'ex militante dei Pac spiega quindi quella che sarebbe stata l'origine degli anni di Piombo in Italia: "Quando iniziano a uccidere il tuo migliore amico, e hai 20 anni, reagisci con le armi: proprio quella è stata la strategia dei regimi e dei poteri dell'epoca - aggiungendo - Loro non avevano nessun altra chance di distruggere i movimenti culturali, ricchissimi di quei tempi, se non con la provocazione delle armi". Cesare Battisti, sottolineando ancora una volta il fatto di non essere "mai stato un terrorista", spiega di temere per la propria vita, anche lì in Brasile, soprattutto "quando il caso si raffredderà". L'ex dei Pac spiega di non sapere quanto potrà infatti durare l'aiuto che arriva da "compagni e amici" e dalle "collette dei gruppi di appoggio di diversi Paesi", mentre il quotidiano racconta di come Battisti temi la vendetta di gruppi paramilitari di destra (e forse anche per questo cerca di evitare che si spengano troppo velocemente i riflettori sulla sua storia). Prima di commuoversi davanti alla telecamera, Cesare Battisti afferma che "la rivoluzione oggi è uno scherzo. Avevo 16 anni quando sono entrato nella militanza, non sono più la stessa persona - spiegando - Se oggi continuassi ad essere un rivoluzionario sarei un'idiota".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: