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Censis: Italia nella trappola, divisa tra rancore e tittytainment

Drammatica l'analisi che emerge nel 51esimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. L'Italia è caduta nella "trappola della globalizzazione", divisa tra rancore e tittytainment che impone nella mappa del nuovo immaginario i social network, lo smartphone ed i selfie.

"L'immaginario collettivo ha perso la forza propulsiva di una volta e non c'è un'agenda sociale condivisa. Ecco perché risentimento e nostalgia condizionano la domanda politica di chi è rimasto indietro", sottolinea il Censis, che ha appena pubblicato il suo 51esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese permeata dal "rancore". La società d'altronde è letteramente divisa in due: da una parte gli ex baby boomer e dall'altra i loro figli e nipoti, che per la prima volta nella storia si sono trovati ad essere più poveri della generazione che li precede e che continua ancora oggi a godersi la vita essendo diventati nel frattempo silver boomers (con l'illusione di non dover mai invecchiare). Come minimo, quindi, una fetta di popolazione nutre un certo risentimento verso chi in questi anni ha distrutto valori, moralità e ambiente. Non a caso l'87,3% dei Millennials pensa che "sia molto difficile l'ascesa sociale" mentre ben il 69,3% è convinto che "sia molto facile il capitombolo in basso".
Il rancore si è poi accumulato quando in tv e sui social esponenti del governo hanno cominciato a sostenere che ormai la crisi economica era passata.
In realtà, finora è l'industria a trainare la ripresa italiana, solo che il 69,1% del valore esportato è appannaggio di grandi imprese. Al contrario, dal 2008 gli investimenti pubblici sono crollati del 32,5% in termini reali. Il rancore nasce dal fatto che in questi anni il dividendo sociale della ripresa economica non è stato redistribuito, aumentando il peso del blocco della mobilità sociale.

Ma allora perché il 78,2% degli italiani si dichiara molto o abbastanza soddisfatto della vita che conduce? La risposta è solo una, tittytainment, parola introdotta nel 1995 tra le stanze del Fairmont Hotel di San Francisco da Zbigniew Brzezinski quando si riunì "l'élite del potere mondiale" per decidere la cosiddetta politica del 20:80 e creare un nuovo ordine sociale: Paesi ricchi senza un ceto medio degno di nota.

Tittytainment è un incrocio tra "entertainment" e "tits", ed indica la combinazione tra un intrattenimento atto a intontire e un'alimentazione sufficiente per tenere su di morale la popolazione frustrata del mondo del XXI secolo. Ed infatti, il Censis rivela che "dopo gli anni del severo scrutinio dei consumi, torna il primato dello stile di vita e del benessere soggettivo, dall'estetica al tempo libero". A generare la felicità quotidiana oggi è solo una somma di piccole cose. In questo "coccolarsi di massa" non interessa più quindi il fatto che "la demografia italiana è segnata dalla riduzione della natalità, dall'invecchiamento e dal calo della popolazione".

Anzi, nella mappa del nuovo immaginario i social network si posizionano al primo posto (32,7%), poi resiste il mito del posto fisso (29,9%), però seguito a breve dallo smartphone (26,9%), dalla cura del corpo (i tatuaggi e la chirurgia estetica: 23,1%) e dal selfie (21,6%), prima persino della casa di proprietà (17,9%) e del buon titolo di studio come strumento per accedere ai processi di ascesa sociale (14,9%).
Ovviamente, questi sono tutti segnali che indicano la fine di un Paese (almeno per come lo conoscevamo).

Il Censis ricorda infatti che "per il secondo anno consecutivo, nel 2016 la popolazione è diminuita di 76.106 persone, dopo che nel 2015 si era ridotta di 130.061. Il tasso di natalità si è fermato a 7,8 per 1.000 residenti, segnando un nuovo minimo storico di bambini nati (solo 473.438)" e persino "la compensazione assicurata dalla maggiore fertilità delle donne straniere si è ridotta". E così nel 2017 i giovani di 0-34 anni sono appena il 34,3% (20,8 milioni) della popolazione, rispetto al 47,1% (26,7 milioni) del 1991.
Dei pochi giovani che ci sono, poi, molti migrano all'estero in cerca di un Paese che li accolga per quello che sono, vale a dire il futuro. I trasferimenti dei cittadini italiani nel 2016 sono stati difatti 114.512, triplicati rispetto al 2010 (39.545). Anche perché in questi anni c'è stata una vera e propria "polarizzazione dell'occupazione che penalizza operai, artigiani e impiegati", cioè la classe media.

Il Censis spiega che "chi ha vinto in questi anni nella ripresa dell'occupazione si trova in cima e nel fondo della piramide professionale. Nel periodo 2011-2016 operai e artigiani diminuiscono dell'11%, gli impiegati del 3,9%. Le professioni intellettuali invece crescono dell'11,4% e, all'opposto, aumentano gli addetti alle vendite e ai servizi personali (+10,2%) e il personale non qualificato (+11,9%).
Ma l'aumento del 26,2% tra il 2006 ed il 2016 dei liberi professionisti non deve trarre in inganno, visto che la quota di quelli con meno di 40 anni è scesa al 31,3%: 10 punti in meno in dieci anni.

Come stupirsi quindi del fatto che l'84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle Istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici.
"Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro" e "all'incessante inseguimento di un quotidiano 'mi piace'" l'Italia resterà quindi nella "trappola della globalizzazione", predetta nel 1996 dai giornalisti Hans-Peter Martin e Harald Schumann quando descrissero "l'attacco alla democrazia e al benessere".

© riproduzione riservata | online: | update: 01/12/2017

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