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Censis: Italia condannata al presente senza futuro

Censis presenta 44esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese-2010 e il quadro che ne esce non è di certo rassicurante, soprattutto per i giovani. I problemi sono talmente tanti che l'italiano è forse condannato "al presente senza profondità di memoria e futuro".

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) presenta il 44esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese-2010 e il quadro che ne esce non è di certo rassicurante, soprattutto per i giovani e a tratti anche inquietante. Il Censis sottolinea come l'Italia, pur con "evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali" sembra che abbia resistito ai mesi più drammatici della crisi ma che se anche ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società potrebbe non avere lo spessore e l'energia per ciò che bisognerebbe affrontare.
I problemi sono talmente tanti, e gravi, che l'italiano potrebbe essere addirittura condannato "al presente senza profondità di memoria e futuro".
L'Italia, che dovrebbe essere la patria del lavoro autonomo e imprenditoriale, ha visto infatti dal 2004 al 2009 veder calare di un -7,6% la componente del lavoro non dipendente. Inoltre l'Italia è anche il Paese europeo con il più basso ricorso a orari flessibili nell'ambito dell'organizzazione produttiva, che effettivamente almeno nelle grandi metropoli è totalmente assurdo. Il Censis sottolinea come solo l'11% delle aziende con più di 10 addetti utilizza turni di notte, solo il 14% fa ricorso al lavoro di domenica e il 38% al lavoro di sabato.
Nei primi due trimestri del 2010 si è registrato poi un calo degli occupati tra 15 e 34 anni del 5,9% tanto che sarebbero "2.242.000 le persone tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né cercano un impiego". Ma la cosa ancor più grave è il fatto che "più della metà degli italiani (il 55,5%) pensa che i giovani non trovano lavoro perché non vogliono accettare occupazioni faticose e di scarso prestigio: una valutazione che potrebbe apparire ingenerosa e stereotipata, se non fosse che ad esserne più convinti sono proprio i più giovani, tra i quali la percentuale sale al 57,8%".
Il Censis sottolinea infatti che "sono evidenti" le "manifestazioni di fragilità sia personali che di massa" che degenerano in "comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche".
Il rapporto stila un quadro a dir poco preoccupante, anche se non sembra venir letto da chi dovrebbe occuparsi dei problemi del Paese con la stessa apprensione.
Il Censis spiega che "si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili, soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa".
Si afferma così una "diffusa e inquietante sregolazione pulsionale" con comportamenti individuali all'impronta di un "egoismo autoreferenziale e narcisistico".
"Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall'annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti".
Le parole del Censis sono talmente chiare ed esplicative che poco bisogna aggiungere, tanto che il Centro Studi propone come "messaggi che facciano autocoscienza di massa" un "rilancio del desiderio, individuale e collettivo, per andare oltre la soggettività autoreferenziale, per vincere il nichilismo dell'indifferenza generalizzata" perché "tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita".

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